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Scudi umani a Damasco

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Scudi umani a Damasco

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I bombardamenti non sono ancora imminenti, ma a Damasco riecco gli scudi umani di irachena memoria. Sono militanti pronti a morire per proteggere i siti sensibili del governo siriano. E, assicurano gli attivisti locali, ci sarebbero volontari che chiederebbero di partecipare anche dall’estero.

Ormai la macchina bellica statunitense si è messa definitivamente in moto, con il primo sì all’intervento da parte della commissione del Senato. E questo malgrado il forte dissenso che traspare nel paese: i pacifisti hanno fatto un’incursione anche durante l’audizione al Congresso del segretario di stato John Kerry.
Nel corso del suo intervento Kerry ha detto tra l’altro: “Non agire sarebbe imperdonabile, sarebbe come dire che ora tutto è permesso”.

La Casa bianca si va facendo baldanzosa, tanto da ammettere, contrariamente a quanto dichiarato in precedenza, che uno degli obiettivi dell’attacco è il rovescamento del regime siriano. È la traduzione del diplomatichese con cui si è espressa l’amministrazione, le cui parole suonano così: Washington iscrive il proprio intervento armato nel quadro di un rafforzamento dell’opposizione per accelerare una transizione politica in Siria.

Sul casus belli, il bombardamento del 21 agosto a est della capitale siriana, non c‘è ancora un parola definitiva da parte dei tecnici dell’Onu. Ci vorranno più di due settimane prima di sapere ufficialmente se, contro i civili, ci sia stato uso di armi chimiche e di che tipo.

Gli americani e i francesi non aspetteranno, senz’altro attaccheranno prima.