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Siria. Casa Bianca aumenta pressione su Congresso per via libera intervento

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Siria. Casa Bianca aumenta pressione su Congresso per via libera intervento

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Gli Stati Uniti bruciano le tappe, le Nazioni Unite frenano. L’intervento in Siria divide la comunità internazionale e l’opinione pubblica americana. L’intervento del Segretario di Stato John Kerry in Commissione Esteri del Senato in favore di raid mirati contro il regime di Assad è stato introdotto dalle proteste di un pacifista in maglia rosa. Kerry assicura: non metteremo piede in Siria. Ma in altri passaggi del suo discorso ha scartato con minor fermezza l’ipotesi.

“Siamo d’accordo sul fatto che non ci saranno soldati americani in Siria” ha detto. “Il Presidente su questo è stato chiaro. Non abbiamo intenzione di assumere una tale responsabilità nella guarra civile in Siria. Chiediamo l’autorizzazione per colpire e diminuire la capacità di Bashar Al Assad di ricorrere ad armi chimiche”.

Intanto il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon fa da contrappeso e mette in guardia la Casa Bianca contro i rischi di un intervento punitivo al di fuori del quadro giuridico di una risoluzione Onu.

“L’uso della forza può essere fatto nel quadro della legge solo per legittima difesa in base all’articolo 51 della carta delle Nazioni Unite o quando il Consiglio di Sicurezza approva tale azione”. E l’approvazione di una risoluzione è fuori discussione in base al veto di Russia e Cina.

Con il trascorrere dei giorni quella che era apparsa come l’indecisione del Presidente americano si delinea come una strategia precisa: passare all’azione solo dopo aver composto una coalizione minima che eviti a Washington una cavalcata solitaria. Per ora, dopo il forfait di Londra, Parigi è la sola carta su cui contare.