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Siria, l'Europa manca di una visione globale

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Siria, l'Europa manca di una visione globale

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Un crimine contro l’umanità, l’uso delle armi chimiche in Siria, che non può restare impunito. Per quanto nessuno possa obiettare sulla drammaticità, la violenza e il profondo senso d’ingiustizia trasmesso dalle immagini che raccontavano degli attacchi con armi chimiche avvenuti ai danni di civili, cresce il numero di chi nel mondo si chiede se davvero un attacco contro il regime di Damasco rappresenti una via d’uscita al dramma siriano. Euronews ha scelto di parlarne con Arnaud Danjean, presidente della sottocommissione difesa e sicurezza del Parlamento Ue.

“Si tratta di una vera azione punitiva”.Spiega senza mezzi termini Danjean “Anche se ci viene detto che non avrà alcun impatto sul regime- perché non vogliamo il suo rovesciamento- nè sulla guerra, dato che secondo quanto dichiarato dallo stesso Jean Marc Ayrault, non agiamo per liberare la Siria. Credo sarebbe meglio dire:- vogliamo forzare Assad al negoziato e fermare ogni tipo di massacro, non soltanto gli attacchi chimici, dando vita a un’operazione che però s’inscriva all’interno di una vera strategia diplomatica”.

Intanto tra i ventotto leader europei soltanto Hollande sembra non avere dubbi sulla validità di un attacco contro la Siria. Cosa sufficiente a trasformare Parigi in pochissimi giorni nel peggior nemico di Bashar al Assad. “ E’ normale che un dittatore prometta guai ai paesi che si mostrino a esso avversi” afferma Denjean che aggiunge:“Non credo molto alle minacce. D’altro canto è vero che la regione è una polveriera e che le conseguenze di un attacco alla Siria potrebbero avere ripercussioni pericolosissime per altri paesi, in primis per il Libano”.
La ritirata di Londra dalla iniziale compagine dei paesi appartenenti alla coalizione dei volenterosi ha messo ancora più in luce l’assenza di una chiara strategia europea sulla crisi siriana. Per Danjean è colpa della diversità di mezzi e visioni dei ventotto paesi membri.“Quando si parla di una generica opzione militare europea si mettono insieme paesi che non hanno strumenti, né voglia o esperienza per prendere parte a un’operazione collettiva” ammette Danjean “Credo che la Francia e il Regno Unito si portino addosso una pesante responsabilità sopratuttto se si guarda al fatto che l’Europa non ha dato grandi segni di partecipazione in questi giorni di crisi”.