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Raid Siria. Obama legato a un Congresso titubante

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Raid Siria. Obama legato a un Congresso titubante

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Obama nel vicolo cieco dell’intervento in Siria. Il Presidente degli Stati Uniti è in bilico tra l’impegno preso il giorno in cui sancì l’uso di armi chimiche come la linea rossa da non oltrepassare e la contrarietà dell’opinione pubblica statunitense ad un intervento militare. Il Capo della Casa Bianca ha infine optato per chiedere il via libera al Congresso. Una strada in salita:

“Abbiamo ascoltato tante informazioni. Tanti pro, tanti contro” dice il deputato repubblicano Michael Burgess. “Devo dire che siamo ben lungi da una decisione, non è qualcosa da prendere alla leggera”.

E le titubanze emergono anche tra le file democratiche. La senatrice Janice Hahn: “L’attacco con armi chimiche è qualcosa di terribile” dice. “Tuttavia sappiamo che le armi chimiche sono state impiegate in altre occasioni e non siamo interventui militarmente. Spero che troveremo un’altra maniera per inchiodare Assad alle sue responsabilità. È questo che deve fare la comunità internazionale”.

In attesa della riapertura dei lavori del Congresso il 9 settembre, ad alimentare lo stallo ci pensa anche la Lega Araba. Dalla riunione del Cairo è uscito un nulla di fatto: condanna dell’uso delle armi chimiche in Siria e richiesta all’Onu di adottare misure per colpire i responsabili. Ossia la stessa posizione di una settimana fa. Nessun via libera ai raid. Una palla che torna al Consiglio di Sicurezza, regno dei veti incrociati, inerme da due anni.