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"Pronti a tutto". I siriani ripetono il mantra di Damasco

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"Pronti a tutto". I siriani ripetono il mantra di Damasco

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In attesa di attacchi che sembrano ormai inevitabili, la guerra in Siria si combatte già per interposte versioni mediatiche.

La vulgata governativa del “pronti a combattere in ogni momento” trova eco nelle voci raccolte a Damasco dalla TV siriana.

“E’ da due anni che ci prepariamo a un attacco di Israele in qualsiasi momento – dice un cittadino, da un bar affollato da donne e bambini – . Siamo abituati a ogni eventualità: guardate la gente, com‘è rilassata”.

“Non abbiamo paura di niente – gli fa eco un’altra cliente -. Dio protegge l’esercito siriano e con lui protegga mio marito e tutti i nostri soldati”.

Opposta invece la retorica dominante fra i siriani, costretti dal conflitto a lasciare il Paese. Nella speranza di una soluzione che li riporti a casa, nel campo giordano di Zataari molti si dicono pronti a pagare il prezzo di un conflitto.

“Contro di noi è in atto una cospirazione – dice un rifugiato -. Se molti paesi rifiutano l’intervento è perché il regime di Assad è una mafia con appoggi in tutto il mondo. Speriamo che gli attacchi, anche se soltanto limitati e mirati, aiutino i ribelli a riconquistare terreno”.

Diffuso, tra i 120.000 profughi che popolano il campo, anche il rimprovero a una comunità internazionale, da molti considerata inerte e irresponsabile, di fronte al massacro di un intero popolo.