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Martin Luther, il discorso che cambiò le coscienze dell'America

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Martin Luther, il discorso che cambiò le coscienze dell'America

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Cinquant’anni fa, a Washington, Martin Luther King pronunciava un discorso che avrebbe determinato il futuro del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti e segnato le coscienze di milioni di americani, indipendentemente dal colore della pelle.

Un passaggio di quel discorso è diventato leggenda: “Ho davanti a me un sogno: che questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni”.

Negli Stati Uniti, la schiavitù era stata abolita fin dal 1865, grazie all’impulso del presidente Lincoln. Ma, ancora un secolo dopo, negli anni Cinquanta, la segregazione razziale è una realtà indiscussa in molti stati americani, specie in quelli del sud, dove i neri sono considerati cittadini di serie B e il Ku Klux Klan impone la legge della sopraffazione.

John W. Franklin, Senior Manager, Smithsonian Institution: “Proprio qui, a Washington, non si sarebbe trovato un solo ristorante in questa parte della città dove io o i miei genitori avremmo potuto sederci e mangiare. Nessun hotel avrebbe accettato clienti afro-americani. Nessun ospedale ci avrebbe preso in cura come pazienti. C’era un piccolo quartiere nero, con qualche banca e negozio, e solo in quei negozi avrebbe potuto servirsi un afro-americano”.

Ma la contestazione inizia a organizzarsi, soprattutto nelle chiese battiste. Nel 1955, Martin Luther King, all’epoca un pastore pressoché sconosciuto, organizza il boicottaggio pacifico degli autobus di linea di Montgomery, in Alabama. E’ la risposta all’arresto di Rosa Park, attivista finita nei guai per aver rifiutato di cedere a un bianco il posto che aveva occupato su un autobus. Il boicottaggio dura più di un anno, King Viene arrestato. Ma ricorre in appello e vince.

Non è che l’inizio. La resistenza passiva predicata da King fa presa tra la comunità nera. Negli anni seguenti si moltiplicano le azioni non violente, come sit-in e marce contro la discriminazione. Fino ad arrivare a quel 1963, foriero di molti avvenimenti:

John W. Franklin: “Nel maggio di quell’anno, a Birmingham, in Alabama, ci fu una campagna organizzata da studenti delle elementari e delle superiori, che uscirono da scuola per manifestare nelle strade. Era anche l’alba dei televisori, non solo negli Stati Uniti ma nel mondo intero, e le immagini che vennero mostrate agli americani, bianchi, neri, ispanici o asiatici, le immagini di quei bambini attaccati dalla polizia, degli adulti contro i quali venivano aizzati i cani poliziotto, quelle immagini risvegliarono le coscienze della nazione”.

Tre mesi dopo, viene organizzata la grande marcia di Washington per l’impiego e la libertà: una mobilitazione intesa a sostenere il presidente Kennedy nello sforzo di convincere il Congresso ad adottare leggi contro la discriminazione.

Ma Kennedy viene assassinato a novembre di quell’anno ed è il suo succesore, Lyndon Johnson, a promulgare il Civil Rights Act, nel 1964. Il testo dichiara illegale la discriminazione in base a razza, religione, sesso, o nazionalità.

Il 4 aprile 1968, è il pastore King a essere ucciso a Memphis, Tennessee, da un segregazionista bianco. Il presidente Johnson proclama una giornata di lutto nazionale, la prima nella storia degli Stati Uniti per la morte di un afro-americano. Ma questo non impedisce alla comunità nera di sollevarsi in diverse città del paese. Gli scontri razziali sono durissimi e mettono un’ipoteca sul futuro del movimento, che tuttavia procede la sua marcia.

John Lewis, parlamentare e attivista per i diritti civili: “Questa battaglia è tuttora in corso. Molta gente ha oggi il diritto di registrarsi e di votare. Abbiamo eletto un afro-americano alla Casa Bianca. E alcuni mi chiedono se l’elezione di Barack Obama sia il compimento del sogno di Martin Luther King. La mia risposta è no: questo è solo un anticipo. Il sogno non è ancora compiuto, c‘è ancora troppa gente che è rimasta indietro”.

In appena vent’anni, tra il 1950 e il 1970, King e gli altri attivisti per i diritti civili hanno cambiato il volto dell’America. Un cambiamento da cui non si torna indietro.