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Siria: sempre più probabile l'intervento militare contro Bashar Al-Assad

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Siria: sempre più probabile l'intervento militare contro Bashar Al-Assad

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Ormai sembra essere solo una questione di tempo. L’attacco delle potenze occidentali contro la Siria di Bashar Al-Assad appare inevitabile. Anche in assenza di una risoluzione delle Nazioni Unite, le navi e gli aerei da guerra sono già dispiegati. Pronti a intervenire in un conflitto civile che dal marzo 2011 ha causato più di centomila vittime. L’utilizzo delle armi chimiche sarà il ‘casus belli’ ufficiale, l’evento che nei libri di storia giustificherà la guerra.

Al fianco degli Stati Uniti si schiereranno Regno Unito, Francia, Turchia e Germania mentre Russia, Cina e Iran ribadiscono il proprio no all’intervento. L’Italia presente ad Amman, in Giordania, alla riunione dei vertici militari di dieci Paesi, indetta per valutare la situazione, ha fatto sapere che non prenderà parte a soluzioni militari senza mandato Onu. La Nato intanto si riunirà giovedì per decidere il da farsi. Mentre la Lega Araba chiede un’azione severa e decisa.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, starebbe studiando l’ipotesi di un attacco aereo contro obiettivi militari, senza l’invio di truppe di terra e senza l’imposizione di una no-fly zone. La portaerei a stelle e striscie Harry S. Truman ha già raggiunto il Mar Rosso. Caccia F-16 sono schierati in Giordania e nella base aerea di Incirlik, in Turchia. Nel Mar Mediterraneo ci sarebbe almeno un sottomarino britannico. Mentre la Royal Air Force dovrebbe far base a Cipro, dove potrebbe anche essere installato il comando delle manovre. La portaerei nucleare francese Charles de Gaulle, dopo mesi di cantiere, è di nuovo operativa anche se per il momento resta ancorata a Tolone. Pronti invece per le operazioni i caccia Rafale e Mirage già posizionati ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.

Secondo indiscrezioni l’attacco contro Bashar Al-Assad potrebbe scattare già giovedì. Ma in molti sperano in una soluzione diplomatica in extremis per evitare un nuovo conflitto e una conseguente nuova destabilizzazione del mondo arabo.