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Siria: ONU in stallo

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Siria: ONU in stallo

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Di nuovo al lavoro, sotto il tiro dei cecchini, per essere certi che alla periferia di Damasco siano davvero state usate armi chimiche. In Siria gli ispettori dell’ONU, per il secondo giorno consecutivo, raccoglieranno campioni per certificare l’eventuale uso di gas proibiti. La comunità internazionale intanto cerca un modo per poter legittimare l’intervento militare contro il regime di Bashar Al Assad.

Attacco che, secondo la Russia, da sempre alleata di Damasco, avrebbe conseguenze catastrofiche se fosse deciso senza un accordo preventivo in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma Washington sembra non volere attendere e si dice certa dell’uso dei gas mortali da parte dell’esercito.

“Il significato di questo attacco – ha spiegato in conferenza stampa il segretario di Stato americano John Kerry – va oltre il mero conflitto in Siria. Un conflitto che ha già causato così tanta sofferenza. Riguarda l’uso indiscriminato su larga scala di armi che il mondo civilizzato, molto tempo fa, ha deciso che non devono affatto essere usate. Una convinzione condivisa anche da Paesi che hanno poche cose in comune”.

Il lavoro della dipolmazia è frenetico. Ma intanto la guerra, con armi chimiche o convenzionali, ha già fatto oltre centomila morti. Più di due milioni e settecentomila i rifugiati, di cui circa un milione bambini.