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Siria, i venti di guerra spingono le piazze finanziarie in rosso

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Siria, i venti di guerra spingono le piazze finanziarie in rosso

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Seduta negativa per le principali piazze finanziarie mondiali. Le parole pronunciate lunedì dal segretario di Stato americano John Kerry hanno messo in sordina il dato sulla fiducia delle imprese tedesche e trascinato in profondo rosso nella seduta di martedì quasi tutte le borse.

La peggiore è Madrid, che ha perso il 2,69%. Molto male anche Milano, dove, dopo un tentativo di recupero in mattinata, il Ftse Mib ha ceduto il 2,09%, mentre Francoforte e Parigi hanno lasciato sul campo rispettivamente lo 1,96% e il 2,31%.

A Piazza Affari le perdite sono state registrate in quasi tutti i settori e in particolare nei bancari, che risentono della risalita dello spread Btp-Bund a 260 punti base.

“Se ci sarà una guerra, avremo dei tagli nelle forniture di greggio. Specialmente considerato che non sappiamo chi altro potrebbe essere coinvolto, magari gli israeliani e gli iraniani”, spiega Stefan Scharfetter di Baader Bank.

“Sappiamo bene – prosegue – cosa significherebbe ciò, viste le crisi petrolifere e le guerre regionali degli ultimi decenni. Per cui, tutto questo non è un buon segno e le persone ha scelto di vendere le proprie azioni”.

I timori di un’escalation nella regione spingono in profondo rosso anche le borse del Golfo, mentre il prezzo del petrolio è salito a oltre i 114 dollari al barile, ai massimi da sei mesi.

In crescita anche il costo del più classico dei beni rifugio, l’oro, che ha raggiunto i 1420 dollari l’oncia recuperando dai valori minimi visti a fine giugno.