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Siria: quale opzione degli Usa di fronte alle armi chimiche?

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Siria: quale opzione degli Usa di fronte alle armi chimiche?

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“Siamo stati molto chiari con il regime di Assad e anche con gli altri attori in campo – ha dichiarato il presidente Barack Obama – per noi la linea da non superare è questa: vediamo una quantità di armi chimiche in circolazione o in uso. Una constatazione che cambierebbe i miei calcoli”.

Dopo questo avvertimento, lanciato un anno fa, in Siria sono stati segnalati non meno di 13 attacchi con armi chimiche. Il piú grave mercoledí, in un’area area fuori Damasco, denominata Ghouta orientale.

In casi come questi, gli Stati Uniti dispongono di tutta una serie di opzioni diplomatiche e militari.

Primo fra tutti stabilire la verità dei fatti. Per questo gli ispettori dell’ONU sono arrivati domenica scorsa a Damasco.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha poi chiesto al presidente Assad di permettere ai propri inviati di verificare sull’attacco alle porte di Damasco.

“Ho chiesto al governo siriano – ha detto Ban Ki-Moon – di collaborare pienamente e permettere agli ispettori di indagare al piú presto su questo incidente più recente”.

In realtà il mandato degli inviati non permette di imputare l’eventuale responsabilità dell’uso di armi chimiche a una fazione o a un’altra.

Ma nel caso venissero confermati i sospetti nei confronti del regime di Assad, gli Stati Uniti potrebbero sollecitare delle sanzioni al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Permane peró il rischio di un veto da parte di Mosca. La Russia preme per lo svolgimento di una conferenza di pace internazionale. In questo caso per l’opposizione siriana, poco compatta l’ostacolo sarebbe riuscire a trovare una linea comune.

Ufficialmente gli Stati Uniti potrebbero incrementare gli aiuti ai ribelli moderati: dall’ assistenza medica, a sostegni di natura militare e strategica.
Dei campi di addestramento sono già attivi in Giordania e Turchia. Dal 17 agosto secondo il quotidiano le Figaro, i primi contingenti addestrati da forze speciali israeliane, giordane e agenti della CIA sarebbero entrati in azione nel sud della Siria.

Altra opzione è l’intervento militare diretto dopo aver stabilito una no-fly zone. Una scelta costosa sia dal punto di vista politico che finanziario.

All’operazione, per ottenere la legittimità internazionale di fronte all’opposizione di Russia e Cina, dovrebbero partecipare: Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita, Emirati e Qatar.

Un’opzione che potrebbe aprire la strada alla distruzione di una parte dell’arsenale chimico siriano, con il rischio peró di facilitare l’accesso agli estremisti jihadisti ai siti non
controllati.

Ultima scenario possibile è il “non intervento”, un’opzione su cui sembra puntare il regime di Damasco.