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Sconcerto tra i sostenitori dopo la sentenza. Manning chiederà grazia a Obama

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Sconcerto tra i sostenitori dopo la sentenza. Manning chiederà grazia a Obama

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Trentacinque anni di prigione davanti a sè: 10 di più della vita finora vissuta. La condanna di Bradley Manning da parte del tribunale militare degli Stati Uniti che lo ha considerato colpevole per aver passato documenti confidenziali a ‘Wikileaks’ scatena le polemiche e il dibattito nel Paese. E nel mondo intero. Alcuni sostenitori di Manning:

“Provo tristezza, rabbia, sconforto: tutti sentimenti che mi spezzano il cuore. La gente piangeva dopo la senteza. È semplicemente criminale incarcerare per tanti anni un giovane che ha agito secondo coscienza”.

Ora la sola opzione rimasta al giovane militare è quella di sottoporre il proprio caso al Presidente degli Stati Uniti per ottenere la grazia. L’avvocato difensore David Coombs:

“È adesso il momento di far cessare le sofferenze di Brad” dice. “È il momento che il nostro Presidente si dedichi a proteggere queste persone invece che punirle. È ora il momento che il Presidente conceda la grazia a Manning”.

Il caso di Manning è il simbolo di una lotta tra due maniere contrapposte di interpretare il rapporto tra diritto all’informazione e diritto dello Stato a preservare la segretezza di informazioni sensibili. Il prossimo della lista, in questo scontro, si chiama Edward Snowden, come spiega il nostro corrispondente negli Stati Uniti Stefan Grobe:

“Questo verdetto è certamente un brutto sengale per Edward Snowden, l’altro giovane americano che ha passato sottobanco informazioni d’intelligence e che gode dell’asilo politico temporaneo in Russia. Colpevoli o innocenti: con Manning e Snowden per l’America si apre un ampio dibattito sulla segretezza dell’operato del governo”.