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Fed, poca chiarezza sulla fine degli stimoli dalle minute di luglio

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Fed, poca chiarezza sulla fine degli stimoli dalle minute di luglio

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Carta canta? Stavolta no, almeno stando ai verbali del vertice di fine luglio della Federal Reserve.

All’interno delle famose “minute”, pubblicate nella notte dalla banca centrale americana, gli investitori cercavano indizi sulla data di inizio del rallentamento nel programma di stimoli economici.

Una mossa annunciata a giugno, che ha già scatenato il panico sui mercati, in particolare quelli asiatici.

L’orizzonte temporale indicato da Ben Bernanke era stato la “seconda metà dell’anno”, portando la maggioranza degli osservatori a scommettere su settembre.

Maggiore chiarezza era attesa nei documenti, ma del ‘quando’, esattamente, all’interno non vi è traccia: i membri del comitato centrale, infatti, si dicono divisi sui segnali di ripresa.

Per alcuni il rallentamento dovrebbe arrivare in tempi brevi, altri invece consigliano cautela.

“Ci sono state delle discussioni all’interno del comitato – spiega Kevin Cummins di Ubs – sul fatto che, anche in caso di rallentamento, la Fed potrebbe abbassare la soglia del tasso di disoccupazione, magari al 6% o persino al 5,5%. Questo per segnalare che il percorso della politica monetaria potrebbe rimanere accomodante ancora più a lungo. Insomma, gli strumenti sono vari”.

Il riferimento di Cummins è alla soglia nel tasso di disoccupazione, attualmente al 7%, che la Fed ha fissato come obiettivo prima di ricominciare ad alzare i tassi di interesse, oggi vicini allo zero.

Sorprese a parte, il programma di acquisto di bond da 85 miliardi di dollari al mese dovrebbe invece terminare nel 2014.