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Polemiche sul fermo di Miranda. Il Guardian rivela intimidazioni dalle autorità britanniche

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Polemiche sul fermo di Miranda. Il Guardian rivela intimidazioni dalle autorità britanniche

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Si è trattata di un’intimidazione. Il Guardian non ha dubbi e anzi rivela che le pressioni da parte delle autorità britanniche sono cominciate già un mese fa con una telefonata in cui si chiedeva la restituzione di tutto il materiale intorno al quale è scoppiato il Datagate.

Il giorno dopo il contestato fermo da parte di Scotland Yard del compagno brasiliano di Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian che per primo raccolse le rivelazioni della talpa Snowden, è il momento delle domande.

“Perchè hanno voluto interrogare Miranda? Secondo il Terrorist Act la polizia ha il potere di fare domande solo per capire se si ha davanti un terrorista. E’ questo quello che pensavano di Miranda? E se sì, su che basi?”, si chiede David Anderson.

E infatti è proprio sulla corretta applicazione della legge che ci si interroga: Miranda infatti, fermato ieri all’areoporto di Heathrow, ha raccontato di essere stato interrogato per nove ore ma nessuna domanda sul terrorismo gli è stata rivolta.

Da Washington intanto assicurano che nessun ordine sia partito dalla Casa Bianca: “E’ stata una decisione del governo britannico sulla base della legge britannica. Ci hanno avvertiti che il fermo sarebbe avvenuto, ma noi non siamo stati coinvolti in alcun modo, hanno fatto tutto da soli” .

E le polemiche sono appena iniziate, secondo il giornalista Greenwald si tratta di ‘‘un serio attacco alla libertà di stampa’‘, Amnesty International ha denunciato il comportamento di Londra mentre il ministro degli Esteri brasiliano è determinato a parlarne con il collega britannico.