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Al-sisi, quel è il destino dell'uomo forte d'Egitto?

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Al-sisi, quel è il destino dell'uomo forte d'Egitto?

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L’Egitto sull’orlo della guerra civile. Le due fazioni contrapposte sembrano determinate a non cedere e la violenza si intensifica: si parla di 1000 morti in cinque giorni di scontri. La repressione dell’esercito contro i Fratelli Musulmani è feroce ma è fatta in nome della stabilità del paese e del popolo egiziano.

Almeno così sostiene al-sisi, a capo dell’esercito, l’uomo forte del momento. Dietro le dichiarazioni del governo provvisorio, tutti sanno che c‘è lui: “Gli egiziani sono liberi di scegliere il loro destino, sono liberi di scegliere il loro governo, noi siamo solo i guardiani del loro destino. E l’onore di proteggere il destino del popolo vale più dell’onore di governare il paese. Lo giuro su Dio”.

E la gente per strada sembra credergli. Chi non appartiene al movimento dei Fratelli Musulmani è convinto che al-sisi riporterà la pace nel paese.

“Siamo con al-sisi con il cuore e con l’anima e con tutti coloro che contribuiranno a riportare la calma in Egitto”, dice un sostenitore.

Dopo la caduta di Mubarak e dopo le elezioni, fu proprio al-sisi ad appoggiare l’ascesa di Morsi ed è stato sempre lui che lo ha messo da parte per prendere nelle sue mani le sorti dell’Egitto.
Ma che cosa cerca realmente? La pace? La riconciliazione? Il rispetto della volontà popolare? Vuole salvare la Patria e la Repubblica da una dittatura religiosa o solo prenderne il posto?

Dopo un anno di governo islamista, al-sisi ha raccolto intorno a sè il movimento di protesta per riprendere in mano le redini del paese. Ha convinto il popolo a dargli il sostegno a ha denunciato le violenze. La violenza però ha generato altra violenza. E il caos oggi è tale che chi meglio di lui può ristabilire l’ordine? Dividere, agitare il popolo per ottenere più controllo, e governare. E’ questa la sua strategia?