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Egitto: funerali su entrambi i fronti

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Egitto: funerali su entrambi i fronti

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Oltre 200 cadaveri, molti dei quali non riconosciuti, giacciono allineati, come dopo una battaglia.

La moschea Al-Iman, nella calura d’agosto, è invasa dall’odore dei corpi in putrefazione, che il personale medico cerca di contrastare con blocchi di ghiaccio e bastoncini di incenso.

I familiari delle vittime esprimono dolore e rabbia.

“Mio figlio Khalid Abdel Hadi aveva 16 anni” racconta a euronews una donna accanto al cadavere del ragazzo. “Un cecchino gli ha sparato alla testa. Prego perché Dio lo vendichi. Giustizia sarà fatta. Mio figlio non è morto.”

“Il sangue di tutte queste persone è stato versato in ogni angolo dell’Egitto” commenta una giovane in lacrime. “Ogni regione ha visto scorrere il sangue. Se Dio vuole, la vittoria è molto vicina, grazie al sangue di questi martiri.”

“Questo esercito che stiamo finanziando con i nostri soldi – afferma un’altra donna – dovrebbe servire a fare la guerra altrove. Dovrebbe stare alla frontiera con Israele e non mettersi contro di noi. Voi avete passato un anno a manifestare e noi non abbiamo potuto farlo. Perché si attacca solo Rabaa al-Adawyia?”

Il numero delle vittime rischia di rimanere imprecisato. Per molte famiglie è stato difficile ottenere l’autorizzazione alla sepoltura.

Il dolore è lo stesso anche sull’altro fronte. In una diversa moschea al centro del Cairo, alla presenza del ministro dell’interno e di alti ufficiali, si sono tenuti i funerali di sei dei 43 poliziotti uccisi negli scontri.