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Egitto nel sangue, la repressione non placa la rivolta dei pro-Morsi

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Egitto nel sangue, la repressione non placa la rivolta dei pro-Morsi

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La tensione si accumulava da giorni. Fino a quando le forze di sicurezza sono passate all’azione, all’alba di mercoledì. La brutalità dell’operazione, intesa a disperdere i sostenitori del deposto presidente Morsi, ha confermato le più cupe previsioni. E non è che l’ultimo episodio di una resa dei conti iniziata un mese e mezzo fa, tra i militari e la Fratellanza musulmana.

Il 3 luglio scorso, a piazza Tahrir, migliaia di egiziani festeggiavano l’annuncio della destituzione del primo presidente eletto nella storia del paese. Secondo i suoi detrattori, Mohammed Morsi avrebbe pensato solo ad accumulare potere, senza fare nulla per l’economia in crisi.

Il generale Abdel Fattah al-Sissi, che un anno prima era stato nominato comandante delle Forze armate dallo stesso Morsi, diventa il nuovo uomo forte dell’Egitto. Il governo a interim promette elezioni entro l’inizio del 2014 e assicura che i Fratelli musulmani potranno parteciparvi. Ma la Fratellanza rifiuta ogni dialogo con le autorità, qualificate come illegittime.

La situazione precipita l’8 luglio, quando l’esercito tenta di sgomberare un assembramento di attivisti pro-Morsi. L’azione provoca 57 morti e 480 feriti. La Fratellanza denuncia un massacro e incoraggia i suoi attivisti a sollevarsi, mentre le forze armate accusano gruppi di terroristi.

Dall’arresto di Morsi, le vittime sono oltre 300, molte delle quali tra le file dei fratelli musulmani.

Il nostro corrispondente al Cairo ha assistito agli scontri in Piazza Rabeaa Al Adawya dove, da giorni, i sostenitori del deposto presidente si preparavano a resistere con ogni mezzo all’assalto dei militari.

Riad Muasses, euronews: Siamo collegati con il nostro corrispondente al Cairo, Mohammed Shaikhibrahim. Mohammed, hai appena lasciato Piazza Rabaah al-Adawya. Puoi raccontarci che cosa hai visto?

Mohammed Shaikhibrahim: Al momento, le forze dell’ordine e i corpi specali dell’esercito egiziano stanno completando lo sgombero della piazza, dove nel frattempo continuano a fischiare i proiettili: a sparare sono sia i Fratelli musulmani che le forze dell’ordine. E sono proiettili veri quelli utilizzati in questi scontri. Stando alle testimonianze che abbiamo raccolto, sembra che i primi colpi siano partiti dall’interno della piazza e che le forze di sicurezza abbiano risposto in seguito. Quel che è certo è che un gran numero di persone sono rimaste uccise o ferite.

Muasses: Alcune informazioni indicano che le figlie di due leader della Fratellanza musulmana, Al Chater e Beltagui, sarebbero decedute negli scontri. Ce lo puoi confermare?

Shaikhibrahim: Si, le ultime informazioni che abbiamo raccolto in piazza prima di arrivare qui confermavano la morte della figlia del leader del partito islamico Al Chater e anche di quella di Beltagui.

Muasses: Abbiamo anche sentito che i membri dei Fratelli musulmani che hanno lasciato le piazze dove sono avvenuti gli scontri si starebbero radunando altrove, ad esempio in via Mohammed Mahmoud. Ti risulta?

Shaikhibrahim: Dopo essere stati dispersi dalle forze dell’ordine in Piazza Al Nahda, gli attivisti dei Fratelli musulmani si sono diretti verso Piazza Rabaah al-Adawiya per dare manforte ai loro compagni. Ma l’esercito ha sbarrato l’accesso, impedendo ai due gruppi di unirsi.

Muasses: Abbiamo anche sentito che l’esercito ha deciso di instaurare lo stato di emergenza e il coprifuoco.

Shaikhibrahim: Effettivamente, gli analisti politici e gli esperti in questioni di sicurezza, qui al Cairo, sono certi che l’esercito adotterà misure di questo tipo. L’obiettivo del coprifuoco è calmare gli animi, restaurare la sicurezza, impedire che continuino a formarsi assembramenti e manifestazioni improvvisate. E’ una risposta alle azioni dei Fratelli musulmani nelle due piazze di Rabah al-Adawiya e di Al Nahda.

Muasses: Un’ultima domanda. Che cosa pensi che accadrà nelle prossime ore tra gli attivisti islamici e le forze dell’ordine?

Shaikhibrahim: In realtà, quando abbiamo varcato le prime linee di attivisti in Piazza Rabaah al-Adawiya, abbiamo potuto constatare che i Fratelli musulmani sono molto determinati. Parlando con alcuni di loro, ci hanno confermato l’intenzione di continuare a lottare fino alla fine: si dicono pronti a morire, se necessario. Non intendono lasciare la piazza per nessun motivo e minacciano di reagire in modo ancora più duro nei confronti delle forze dell’ordine, qui al Cairo. Quindi direi che la situazione diventerà ancora più tesa nelle prossime ore, non possiamo aspettarci niente di diverso.