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Insediamenti a Gerusalemme Est: ruspe sui negoziati

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Insediamenti a Gerusalemme Est: ruspe sui negoziati

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Indignazione palestinese e unanime condanna internazionale non fermano le ruspe israeliane, alla vigilia del nuovo round dei negoziati di pace.

All’annuncio di domenica della costruzione di quasi 1200 nuovi alloggi nei territori occupati, segue il via libera lampo delle autorità ai primi circa 900 a Gerusalemme Est.

Recependo l’invito degli Stati Uniti, gli alti vertici palestinesi hanno mantenuto l’impegno al dialogo, senza tuttavia astenersi da parole di fuoco. “Nel momento in cui investe in nuovi insediamenti – ha detto l’alto esponente dell’OLP Hanan Ashrawi – Israele si comporta come se avesse già annesso la Cisgiordania”.

Altra faccia del “bastone” dei nuovi insediamenti è quella sui poster di cui si vestono Gaza e Cisgiordania: “carota”, nella forma della liberazione di una prima tranche di ventisei detenuti palestinesi, che a momenti dovrebbero lasciare le carceri israeliane, in segno di buona volontà in vista dei negoziati.

In Israele, l’offerta sull’altare della diplomazia è però da molti vista come un sacrificio inaccettabile.

In prima linea, l’associazione dei familiari delle vittime dei detenuti palestines i. “Se non la pena di morte – dice il presidente Meir Indor – avrebbero meritato almeno l’ergastolo. E invece ne escono da vincitori…”.

Polemiche che a Tel Aviv scendono in piazza, accompagnate da slogan e bandiere insanguinate.

Insanguinate come le mani di quelli che i manifestanti chiamano “terroristi” e i palestinesi eroi, in un caleidoscopio di prospettive, che rispecchia un dialogo ancora tutto in salita.