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Sulle spiagge di Fukushima: un "tuffo" radioattivo

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Sulle spiagge di Fukushima: un "tuffo" radioattivo

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La voglia di un tuffo vince a Fukushima l’allarme contaminazione.

Misurazioni quotidiane sorvegliano a pochi passi da bagnanti e schiamazzi, il decorso del “grande malato”: le acque dell’Oceano Pacifico, contaminate da quelle radioattive, riversate dalla centrale nucleare, devastata dallo tsunami del 2011.

A rassicurare i coraggiosi che si armano di pinne, fucile ed occhiali, addirittura un megafono, che invita alla serenità e augura a tutti una buona giornata.

Che le acque radioattive finite in mare siano un osservato speciale, lo conferma però anche il governo. Se il premier Shinzo Abe promette di raddoppiare gli sforzi per la bonifica, dal Ministero dell’Energia si ipotizza che la fuga prosegua da ormai oltre due anni.

Uno scenario che secondo gli esperti rimescolerebbe le carte. “Non eravamo al corrente di simili concentrazioni radioattive – dicono dall’Università di Tokyo -. Urgono analisi più approfondite”.

Mentre l’Agenzia Atomica Internazionale si dice pronta a intervenire, c‘è chi parla di corsa contro il tempo: ogni giorno che passa, 300 nuove tonnellate di acque radioattive si riversano nel braccio di mare antistante
Fukushima.