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In Belgio proteste contro la legge russa antigay e il Cio ricorda a Mosca il proprio "no" alle discriminazioni

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In Belgio proteste contro la legge russa antigay e il Cio ricorda a Mosca il proprio "no" alle discriminazioni

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Manifestazione per i diritti gay davanti al consolato russo di Anversa, in Belgio. 300 persone si sono ritrovate di fronte alla sede diplomatica per protestare contro la nuova legge entrata in vigore in Russia e fortemente voluta dal presidente Vladimir Putin che punisce con ammende e arresti la propaganda “omosessuale fra i giovani”.

Una legge volutamente vaga nella formulazione, che dà assoluta discrezionalità alla magistratura: “La legge è fatta apposta in modo da criminalizzare il solo fatto di essere gay o lesbica. Si vuole far scomparire l’omosessualità dal sentire comune e dalle strade semplicemente rendendola invisibile”, dice un’attivista.

Putin mal tollera le ingerenze esterne nella sua politica, ma questo è l’anno delle Ollimpiadi e persino il Comitato Olimpico non ha potuto fare a meno di chiedere spiegazioni alla Russia toranando a ripetere quali sono le basi stesse del mandato olimpico.

Un compito affidato al presidente del CIO Jacques Rogge: “La carta olimpica è chiara al riguardo. Siamo contro ogni discriminazione religiosa, razziale e sessuale. I giochi dovrebbero essere aperti a tutti, indiscriminatamente. La nostra posizione è chiara”.

Le accuse di omofobia vengono però rispediti mittente dai legislatori russi: “Non è mai statio arrestato nessuno per il suo orientamento sessuale. Non cediamo a questa isteria che sta pervertendo l’Europa. I nostri più pagati artisti hanno sessualità non tradizionali e nessuno di loro è discriminato”, afferma un avvocato.

In realtà da mesi in Russia, dove manifestazioni come il gay pride non sono permesse, la tolleranza verso atti di omofobia è abbastanza diffusa. Dalla discrimianzione nella vita quotidiana sino alle violenze di gruppi neonazisti che in alcuni casi hanno persino filmato azioni di caccia ai gay, poi postate sul web. Azioni odiose che in molti casi non hanno avuto conseguenze legali.