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Manning: oggi corte formula sentenza. L'informatore di WikiLeaks rischia 136 anni di carcere

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Manning: oggi corte formula sentenza. L'informatore di WikiLeaks rischia 136 anni di carcere

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Spionaggio, frode informatica, diffusione di informazioni segrete del governo, disobbedienza all’esercito. È il momento della verità per Bradley Manning, il giovane militare statunitense considerato la fonte numero uno di WikiLeaks.

Oggi la Corte Marziale del Maryland, che martedì lo ha riconosciuto colpevole di 19 capi d’accusa su 21, dovrà formulare la pena: sollevato dall’accusa più grave, quella di connivenza con il nemico, Manning rischia comunque una condanna fino a 136 anni di carcere. L’America divisa attende con il fiato sospeso.

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Non solo documenti diplomatici e militari quelli che Bradley Manning ha fornito a Wikileaks e per cui si ritrova, oggi, davanti alla giustizia, ma anche video come questo. Un elicottero americano che apre il fuoco e uccide una dozzina di civili, tra cui due membri della stampa internazionale. Subito un caso sui mezzi d’informazione di tutto il mondo.

Questo venticinquenne dallo sguardo infantile e dall’aria fragile è l’uomo dietro centinaia di migliaia di telegrammi del Pentagono e del Dipartimento di Stato consegnati a Wikileaks, e quindi al mondo intero, tra il novembre del 2009 e il maggio del 2010, quando è stato arrestato.

Soldato semplice, ha avuto accesso alle informazioni quando ha prestato servizio come analista militare a Bagdad e proprio quello che ha visto in Iraq, secondo il suo legale, lo ha scioccato al punto da decidere di rivelare tutto quello che sapeva. Certamente, senza le sue soffiate la creatura di Julian Assange non avrebbe avuto lo stesso impatto sulla comunità internazionale.

Lui stesso si è definito un idealista che voleva lottare contro le guerre in Iraq e in Afghanistan, e stimolare il dibattito sulle operazioni militari statunitensi.

Per ora, ha scontato oltre due anni di carcere preventivo in attesa del processo di fronte alla Corte marziale, che ora entra nella sua fase finale. Resta da vedere se il verdetto avrà un impatto anche su altri procedimenti giudiziari, in primis per l’ex analista dell’agenzia nazionale di sicurezza, Edward Snowden, posto che le autorità riescano a riportarlo su suolo americano.