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Zimbabwe, urne aperte tra il sospetto di brogli

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Zimbabwe, urne aperte tra il sospetto di brogli

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Lo Zimbabwe decide oggi se voltare pagina all’epoca a guida Mugabe, lunga oltre 30 anni. 6 milioni e 400mila gli elettori chiamati alle urne aperte da questa mattina. L’ombra di minacce, violenze e compravendita di voti si addensa su queste consultazioni cruciali per il futuro del Paese, uno dei più poveri al mondo.

Le ultime elezioni risalgono al 2008 e Mugabe le vinse al ballottaggio, fissato perché non aveva riconosciuto la vittoria proclamata dall’avversario Morgan Tsvangirai, il quale alla fine decise di non presentarsi. “Se perdo lascio” ha promesso questa volta Robert Mugabe. Di fare un passo indietro gli è stato chiesto in passato a più riprese dalla Comunità Internazionale e dall’Unione Europea, la gestione autoritaria e a volte violenta della sua leadership è stata al centro di critiche e sanzioni diplomatiche.

A sfidarlo è di nuovo l’attuale primo ministro Morgan Tsvangirai, rivale storico. Il suo partito, il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), da tempo denuncia le irregolarità nell’iscrizione delle liste elettorali. Il grido di allarme è stato lanciato anche da diversi attivisti per i diritti umani.