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In Medio Oriente scetticismo sui negoziati

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In Medio Oriente scetticismo sui negoziati

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Un coro di critiche e molte perplessità hanno accolto in Medio Oriente l’avvio dei colloqui di pace. Non è una sorpresa la posizione contraria di Hamas.

“I negoziati sono un’azione isolata – dichiara Sami Abu Zuhri – e non esprimono i veri sentimenti dei palestinesi. Siamo convinti che questo passo finirà in un fallimento, come 20 anni fa. Purtroppo, l’unico beneficiario è l’occupazione che copre i suoi crimini con questi colloqui.”

Anche tra gli abitanti di Ramallah, sede dell’Autorità nazionale palestinese legata ad Al Fatah, si guarda con poco ottimismo ai possibili sviluppi delle trattative.

“È solo un inizio, per cercare una soluzione al problema palestinese” osserva Salah al Khawaja. “Ma questi negoziati non segneranno la fine dell’occupazione e delle colonie in Cisgiordania, specialmente considerato che le condizioni sono favorevoli agli israeliani, che sono appoggiati dagli Stati Uniti.”

Per motivi opposti, anche i coloni israeliani sono scettici. A Efrat, uno degli insediamenti in Cisgiordania, considerati illegali dall’Unione europea, il sindaco non crede nel negoziato. “Il fatto che ci fosse una pressione così forte per il rilascio dei terroristi – sostiene Ded Reuiui – prima dell’inizio dei colloqui, solleva dubbi su quanto siano genuine le intenzioni dei palestinesi e su quanto fosse giustificato pagare un prezzo simile ancor prima di negoziare alcunché.”

Le speranze nel processo di pace sembrano essere più diffuse in Occidente che nei territori interessati.