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Egitto: massacro al Cairo, decine di morti

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Egitto: massacro al Cairo, decine di morti

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Decine di morti al Cairo, in seguito alla violenta repressione di un sit-in di sostegno al deposto presidente Mursi.
Il corrispondente di Euronews era sul posto nel momento in cui si è iniziato a sparare, ha visto i traccianti della polizia ma racconta dell’impossibilità di determinare da dove siano partiti i primi colpi. Conferma che il fuoco delle forze di sicurezza è stato poi molto intenso.

Le immagini, crude, che che Euronews ha mostrato lasciano intuire il tipo di armi usate sui manifestanti, quasi tutti membri o sostenitori dei Fratelli Musulmani.

Sulla piazza dove si teneva il sit-in era stato realizzato un ospedale da campo: è qui che ora vengono curati i feriti. Un medico chiama a sè la telecamera, si rivolge al nostro giornalista:

“Tutti i feriti che abbiamo ricevuto sono gravi, se Lei resta accanto a me solo un paio di minuti vedrà almeno un martire, sono tutti feriti da armi da fuoco, venga e guardi, ecco vede questo martire proprio mentre stiamo parlando, per favore guardi qui”.

Uno dei leader dei Fratelli Musulmani dice che, con i sit-in e le manifestazioni al Cairo e nelle altre città, si vuole difendere la democrazia, dopo il colpo di Stato militare del 3 luglio:

“Siamo qui in una protesta pacifica. Abbiamo il diritto di dire al mondo che il popolo egiziano deve poter scegliere il proprio Presidente, il Parlamento e la Costituzione. Nessuna forza militare ha il diritto di svegliarsi una mattina e decidere improvvisamente di scegliere, al posto del popolo, un presidente e un governo”.

L’agenzia di informazione ufficiale ha confermato settantacinque morti, al Cairo. A questi si aggiungono quelli della notte, una decina tra Alessandria ed altre località, in seguito a scontri tra opposte fazioni.
E la tensione nel Paese pare destinata a crescere ulteriormente: tra i manifestanti molti difendono la democrazia, ma altri accorrono perché convinti che sia l’Islam ad esserre minacciato.

Il corrispondente di Euronews:
“Le 48 ore di tempo date dall’esercito ai Fratelli Musulmani per parlare di riconciliazione nazionale non sono ancora scadute, ma quanto successo qui su piazza Rabeaa Al adaweya dimostra già che il clima non è dei più adatti, e che il peggio potrebbe ancora venire”.