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Investire "verde" in Cina

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Investire "verde" in Cina

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Investire “verde” in Cina conviene come confermano professionisti del settore, pur facendo una certa attenzione: “Ovviamente per un’azienda come la nostra si tratta di un mercato importante”.

“Ci sono possibilità da prendere al volo”.

“Cerchiamo tecnologie ecosostenibili e più sicure”.

“Attenzione massima alla sicurezza prima di mostrare qualsiasi cosa. Bisogna venire in Cina preparati”.

“È una gara. Bisogna buttarsi. Non rischiare vuol dire aver già perso la partita”.

“Le opportunità nel green business qui in Cina sono enormi. Soltanto per le energie verdi l’anno scorso sono stati investiti 50 miliardi di euro”, afferma il nostro conduttore.

È di qualche giorno fa a Pechino un incontro fra imprenditori cinesi ed europei. Obiettivo: cercare di vendere capacità e conoscenze europee nell’economia verde. La delegazione era accompagnata da due commissari europei. Molte dichiarazioni d’intenti, ma anche alcuni partenariati come quello firmato col ministro cinese dell’industria.

Dice il commissario europeo Antonio Tajani: “Abbiamo grandi capacità ed esperienza. Le nostre aziende sono all’avanguardia nella lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. E sono questi i talenti che presentiamo ai cinesi”.

E aggiunge un altro commissario europeo, Janez Potocnik: “Tutte queste tecnologie esistono e noi siamo leader in questi campi. Ci siamo accorti che esiste una reale volontà di cooperazione e una necessità di soluzioni”.

Giusto per dare qualche cifra che spieghi la posta in gioco: ogni anno in Cina ci sono un milione e 200.000 decessi legati all’inquinamento.

Perché è questo il rovescio della medaglia della eccezionale crescita
economica cinese: l’inquinamento. Qui a Pechino ad esempio, è 20 volte superiore alla soglia consigliata dall’organizzazione mondiale della sanità. Senza dimenticare l’accesso all’acqua potabile. 6% delle risorse a fronte del 20% della popolazione normale. Questa multinazionale vuole puntare al gas come fonte alternativa di energia.

Denis Simonneau: “Abbiamo molti contatti con persone che contano e che sono interessate a sviluppare una fonte di energia che al momento è sottoutilizzata. Sono interessati all’impostazione e, qui a Pechino ad esempio, sono interessati a sviluppare una flotta di veicoli a gas”.

I cinesi sono particolarmente interessati al settore delle piccole e medie imprese europee e nel settore dell’efficacia energetica, della gestione dei rifiuti e delle risorse come spiega un imprenditore farmaceutico.

Dice Pen Guo imprendditore cinese: “Gli europei hanno ottime tecnologie nel settore e noi in Cina abbiamo molta strada da fare”.

Certo, possibilità ce ne sono, ma senza improvvisare. L’eldorado in Cina è finito da un pezzo e sempre più imprenditori si dicono poco ottimisti.

Jaspal Channa, imprenditore: “Il prezzo del lavoro sta aumentando ed esistono barriere doganali. Ci sono problemi con il trasferimento delle tecnologie senza dimenticare i problemi che esistono con la protezione dei diritti d’autore e con il rispetto di alcune regole”.

Anche se le autorità sembra vogliano fare qualcosa, il mancato rispetto della proprietà intellettuale è un vero problema. Gli esperti consigliano comunque di registrare le proprie opere anche se non si ha l’intenzine di sbarcare in Cina.

L’avvocato Paul Ranjard: “Non bisogna essere naif. I cinesi viaggiano, vanno alle ferie campionarie, vedono i prodotti, e vedono se una cosa funziona o meno. Quando tornanop a casa depositano il brevetto e poi è dura dimostrare chi fosse il reale proprietario. A volte è sempicemente impossibile”.

Malgrado tutto la Cina resta un mercato chiave. Oltre l’85% delle imprese europee che sono nel paese vogliono sviluppare la propria attività grazie a partenariati e a diversi organismi

L’imprenditore Chris Cheung: “È assolutamente necessario incontrarsi con partners cinesi e costruire una vera rete per creare un mercato cinese. Altra cosa fondamentale è fare ricerche di mercato prima di sbarcare in Cina.Il mercato è pronto? Lo sarà per i prossimi anni?”

Conclude Antonio Tajani: “Arrivare prepararti e seguiti dalle organizzazioni europee che aiutano e conoscono la situazione, il mercato e il territorio. Se lavoriamo in questa maniera penso xche si possano fare buoni affari in Cina.