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Prevenzione antidoping, nuova speranza dalla Svizzera

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Prevenzione antidoping, nuova speranza dalla Svizzera

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In un preciso momento storico, nell’arco del quale il doping risulta oramai essere all’ordine del giorno, specie in riferimento ad atleti di alto profilo, pare che alcuni scienziati in Svizzera abbiano trovato un modo infallibile per prevenire l’uso di sostanze vietate in ambito sportivo.

Il team dell’Istituto Politecnico Federale di Losanna, guidato dagli scienziati Giovanni de Micheli e Sandro Carrara, afferma infatti che il loro microchip, progettato per monitorare le sostanze naturalmente presenti nel sangue, potrebbe essere utilizzato anche per rilevare anomalie, attirando pertanto l’interesse dell’Agenzia mondiale antidoping, nel tentativo di debellare il fenomeno.

“Ho avuto una recente discussione col Laboratorio svizzero di analisi antidoping – ribadisce proprio Carrara – e si sta sviluppando l’idea che qualsiasi sportivo individuale, entro 10 anni, sia obbligato ad avere sotto la pelle un impianto simile, in modo da avere la possibilità di seguire continuamente i parametri di base del metabolismo di ognuno”.

Il dispositivo prototipo ha pochi millimetri cubi di volume ma comprende 7 sensori, un trasmettitore radio e un sistema di erogazione di potenza.

L’impianto raccoglie i dati tramite una bobina elettrica minuscola. I dati vengono quindi trasmessi dal bluetooth a un telefono cellulare, il quale li invia al medico.

Nei pazienti con malattia cronica, questi aggeggi possono finanche inviare avvisi ancor prima che i sintomi emergano e anticipare la necessità di farmaci.