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Caso Trayvon Martin, star e attivisti si mobilitano dopo l'assoluzione di Zimmerman


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Caso Trayvon Martin, star e attivisti si mobilitano dopo l'assoluzione di Zimmerman

Giustizia per Trayvon Martin. La comunità nera degli Stati Uniti si mobilita dopo l’assoluzione di George Zimmerman, l’uomo che l’anno scorso uccise il diciassettenne di colore in Florida.

Alla manifestazione di New York erano presenti anche il rapper Jay-Z e la fidanzata, la cantante Beyoncé. Accompagnata dal reverendo Al Sharpton, storico attivista per i diritti civili nel Paese, la madre di Trayvon, Sybrina.

Al centro della polemica dei manifestanti la legge sull’autodifesa di alcuni stati americani nota come “Stand Your Ground” – in italiano ‘non indietreggiare’ – che giustifica una reazione anche in caso di minaccia percepita.

“È giunto il momento di affrontare questo problema” ha detto Sharpton. “Non dovrebbe esserci una legge secondo la quale se pensi di essere minacciato hai il diritto di uccidere qualcuno. Questa legge colpisce neri, bianchi, ispanici e asiatici. La questione non c’entra solo con i neri, è una questione che riguarda tutta l’umanità”.

A Zimmerman è stato riconosciuto dalla giuria il diritto di legittima difesa, nonostante Trayvon fosse disarmato. Manifestazioni di rabbia contro il verdetto sono andate in scena in tutto il Paese. Anche a Los Angeles i dimostranti hanno gridato la propria rabbia, sottolineando le tensioni razziali ancora presenti nel Paese.

“Dobbiamo essere vigili”, sostiene un manifestante. “Dobbiamo essere consapevoli e dobbiamo agire. Un’azione decisa, assolutamente non violenta, per creare un mondo che funzioni per tutti, che non disonori nessuno”.

“Se continuiamo a marciare – gli fa eco una donna – se continuiamo a manifestare, a dire in modo chiaro la nostra opinione, ciò che pensiamo, sono certa che ci ascolteranno. Specialmente riguardo a questo caso. Per cui non dobbiamo mollare”.

Meno persone del previsto sono intervenute a Miami, dove era presente il padre del ragazzo, Tracy. Le pressioni dopo il verdetto sono ora indirizzate al Dipartimento di Giustizia perché apra un caso di violazione dei diritti civili contro Zimmerman.

Lo stesso Barack Obama era intervenuto a sorpresa sulla vicenda: “35 anni fa – ha commentato in modo amaro – Trayvon sarei potuto essere io”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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