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Al-Mansour, prima regista donna saudita, a Venezia come Presidente di giuria

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Al-Mansour, prima regista donna saudita, a Venezia come Presidente di giuria

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Haifaa Al-Mansour di nuovo a Venezia. La regista saudita, la prima donna a fare questo mestiere nel suo Paese, torna alla Mostra del cinema come presidente della giuria internazionale “opera prima”. L’anno scorso il suo film d’esordio, La bicicletta verde, era stato lanciato al Festival ottenendo grande consenso e da allora continua a ricevere critiche entusiastiche e numerosi premi internazionali.

Haifaa Al-Mansour, regista

“È un onore incredibile far parte della giuria al festival, così come lo è stato quando mi hanno dato la possibilità di presentare La bicicletta verde, l’anno scorso. Non vedo l’ora di essere di nuovo a Venezia. Per me essere giurato non vorrà dire andare a cercare le lacune nel lavoro di un altro, ma al contrario individuare ed esaltare quanto di bello e grande è stato creato grazie a un film. Questo è il mio approccio e spero che la giuria sarà d’accordo”.

Il suo primo lungometraggio deve il titolo originale, Wadjda, alla protagonista, una ragazzina di dieci anni, che contravvenendo alle regole sociali del suo Paese, si intestardisce a voler andare in bicicletta. Sfrutterà un concorso di recitazione del Corano per trovare i soldi per comprarne una, ma a mano a mano che l’obiettivo si avvicina, si scontrerà sempre più con la realtà della divisione di genere nel mondo che la circonda.
Il film è anche il primo a essere stato girato in Arabia Saudita.

Haifaa Al-Mansour

“Questo è un settore molto competitivo, per non parlare delle riprese nel mio Paese, dove non c‘è tradizione e storia cinematografica, e tanto meno infrastrutture. Quindi è molto importante credere nella causa e non rinunciare mai, anche quando le cose sono davvero difficili. Ho impiegato cinque anni a fare questo film, e ora sono molto contenta che sia uscito”.

In patria la sua opera ha suscitato reazioni contrastanti, apprezzato e osteggiato per gli stessi motivi: aver affrontato tematiche tabù, stimolando il dibattito sulla condizione delle donne nel suo Paese.

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