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Cina, frenata dell'economia nel secondo trimestre

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Cina, frenata dell'economia nel secondo trimestre

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Il dragone vola più basso ma, quantomeno, evita l’atterraggio duro.

Le cifre sulla crescita economica confermano il rallentamento della Cina, seconda economia del mondo. Rimanendo, però, entro le previsioni degli analisti che temevano una frenata anche peggiore dopo l’inaspettato crollo delle esportazioni di giugno.

Il Prodotto interno lordo è cresciuto del 7,5% nel periodo tra aprile e giugno. Numeri lontani anni luce da quelli a cui siamo abituati in Europa. Ma lontani, ormai, anche da quelle crescite a doppia cifra a cui ci aveva abituato la tigre asiatica.

I nuovi vertici cinesi, il premier Li Keqiang in testa, si sono comunque già detti disposti a tollerare un rallentamento nel nome di una crescita meno impetuosa ma più stabile.

“La crescita vorticosa della Cina negli ultimi 30 anni era basata su un fattore chiave: le condizioni vantaggiose nella forza lavoro. Oggi tutto ciò è cambiato”, spiega Zuo Xiaolei, direttore di China Galaxy Securities.

“È normale allora – prosegue – che il nostro potenziale di crescita cambi di conseguenza. La Cina è entrata in una nuova fase economica e la velocità della crescita muterà in base alle nuove condizioni”.

Fino ad oggi il Paese si è retto principalmente sulle esportazioni e sull’iniezione di liquidità. Ma il rallentamento globale da una parte ed un mercato eccessivamente drogato di stimoli dall’altra hanno convinto Pechino a cambiare rotta.

Obiettivo: sviluppare i consumi interni sul fronte della domanda e portare avanti le riforme strutturali su quello dell’offerta, in particolare con incentivi alle piccole imprese.

La tentazione di tornare ad allentare i cordoni della borsa però, se la crescita dovesse scendere sotto il 7%, rimane forte. La frenata, infatti, ha portato con sè un problema tutto europeo: la disoccupazione.