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Apple, compleanno amaro per l'App Store

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Apple, compleanno amaro per l'App Store

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Buon compleanno App Store. Sono passati cinque anni da quando Apple ha rivoluzionato le modalità di distribuzione del software sui dispositivi targati iOs.

Niente più ricerche sul web, cd fisici o complicati moduli online da compilare: un solo luogo dove trovare “app” di ogni genere, scaricarle ed eventualmente pagarle alla velocità di uno tocco.

Dal 2008 il negozio ha dato la possibilità a migliaia di sviluppatori di mettere le proprie creazioni a disposizione del pubblico.

Così, tra le App delle grandi aziende e quelle create da qualche sedicenne genio dei computer, siamo arrivati a oltre 900 mila proposte sul menu.

A maggio lo Store ha toccato i 50 miliardi di download e solo nel primo trimestre ha generato oltre un miliardo di euro di fatturato.

La casa di Cupertino è così orgogliosa che ha persino lasciato a cadere la causa intentata contro Amazon sull’utilizzo dell’espressione “appstore”.

Ma difficilmente il gigante dello shopping online uscirà umiliato da questa giornata: sempre questo mercoledì un giudice statunitense ha condannato Apple per aver cospirato con le case editrici nella manipolazione dei prezzi degli ebook.

Una causa che vedeva il suo modello di distribuzione (modello “agenzia”, dove il prezzo è deciso dagli editori) contrapposto, neanche a farlo apposta, proprio con quello di Amazon (modello “all’ingrosso”, in cui decide il distributore).

Amazon deteneva il 90% delle quote di mercato prima dell’arrivo dell’iPad, ma, secondo le case editrici, vendeva gli ebook a prezzi troppo bassi.

Con l’arrivo della tavoletta targata Apple, gli editori hanno intravisto l’occasione di riappropriarsi della prerogativa di decidere il prezzo, considerato che Apple chiedeva semplicemente in cambio il 30% delle entrate.

Un atteggiamento che, complici anche alcune uscite del defunto Steve Jobs, non è piaciuto alle autorità antitrust. Specialmente dopo che i prezzi per i consumatori finali, in questo modo, sono tornati a salire.

Apple, dal canto suo, ha già annunciato che farà ricorso contro la sentenza.