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Egitto sull'orlo di una guerra civile

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Egitto sull'orlo di una guerra civile

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L’esercito egiziano ha compiuto un colpo di stato “atipico” in una democrazia imperfetta. Così molti analisti leggono la complicata situazione politica nel Paese.

Mohamed Morsi non era Hosni Mubarak. Il candidato dei Fratelli Musulmani era stato eletto per la prima volta con elezioni democratiche. La sua presidenza, dunque, non può essere cancellata con un colpo di spugna.

Il capo delle Forze armate Abdel Fattah al-Sissi rappresenta la nuova generazione di generali che proprio Morsi aveva favorito nell’ascesa, dopo aver allontanato gli uomini dell’era Mubarak.

Questa neo-leadership militare lo ha deposto e ora si erge a garante della libertà del popolo egiziano.

I militari negano di aver compiuto un golpe, e dicono di aver doverosamente attuato la volontà della loro gente, che era tornata a manifestare in piazza Tahrir contro un presidente colpevole di aver tradito la rivoluzione.

Sul fronte opposto i manifestanti pro-Morsi accusano proprio l’esercito di aver cancellato le conquiste della primavera araba con una repressione sanguinosa, che sta facendo decine di morti e centinaia di feriti. Uno di loro dichiara: “Abbiamo voluto elezioni democratiche. Seguendo la lezione dell’Occidente, abbiamo eletto un presidente e scelto la libertà. Il mondo intero ha testimoniato questa conquista, e ora tutto è stato distrutto”.

I Fratelli Musulmani, che hanno trionfato nelle elezioni seguite alla rivoluzione, continuano ad arringare la loro folla perché si sollevi contro l’esercito.

Un’altra parte della popolazione invece ha festeggiato in piazza insieme all’esercito dopo la caduta di Morsi. Scene di giubilo in apparenza simili a quelle di piazza Tahrir del 2011, ma solo in apparenza.

Allora a festeggiare era l’intero Paese, per la caduta di un faraone dei tempi moderni. Oggi l’Egitto è invece un Paese profondamente diviso.