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Egitto, le violenze si traducono in stallo politico

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Egitto, le violenze si traducono in stallo politico

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I blindati dell’esercito egiziano hanno chiuso gli accessi a piazza Tahir. Nel luogo simbolo della rivolta sono tornati ad affluire i manifestanti dopo un’alba segnata da sanguinosi scontri tra esercito e sostenitori del deposto presidente Morsi davanti alla sede della Guardia repubblicana.

Si sta facendo sempre più profonda e violenta la polarizzazione tra coloro che “denunciano il golpe” e quelli che ritengono sia finito il “regime islamico”.

Dietro la strage c‘è la mano della Fratellanza Musulmana, secondo Mohamad Adli, tra gli avversari di Morsi: “Hanno organizzato tutto per poter dire che la polizia e l’esercito hanno ucciso i sostenitori di Mohamed Morsi. Sono capaci di fare un massacro per poter dare la colpa a esercito e polizia.”

L’escalation di violenza si traduce in un stallo del processo di transizione. Il Nour, secondo partito salafita egiziano, si e ritirato dai colloqui per la formazione del governo. Nella notte è arrivato un nuovo no dei salafiti alla proposta di Ziad Bahaa El-Din come premier e di El Baradei come vice-presidente.