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Al via i negoziati per l'accordo di libero scambio UE-USA

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Al via i negoziati per l'accordo di libero scambio UE-USA

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Sono cominciati a Washington i negoziati sull’accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione Europea. Le due potenze economiche sono già il principale partner commerciale l’uno dell’altro ma si ritiene che l’accordo possa generare una crescita di circa 100 miliardi di dollari all’anno,
lo 0.5% di crescita del Pil per la sola UE secondo la Commissione europea.

La principale difficoltà non sarà la rimozione delle tariffe doganali ma i diversi regolamenti ad esempio in campo chimico o agro-alimentare. Le trattative erano state lanciate all’ultimo vertice del G8 in Irlanda del Nord, ma il recente scandalo di spionaggio ha creato un clima di sfiducia e tensione tra le parti. Secondo gli esperti i negoziati dureranno fino al 2015.

Ne abbiamo parlato con il professor Stuart Diamond.Insegna come condurre dei negoziati alla Wharton Business School ed è l’autore del libro best-seller: ‘Come ottenere il massimo’.

James Franey, euronews:
“Si è creata tensione tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea con queste rivelazioni di Edward Snowden. Forse bisognerebbe seguire l’opinione di alcuni eurodeputati e posticipare queste trattative?”

Professor Stuart Diamond, Wharton Business School: “Non avrebbe senso. La polemica sul caso Snowden non ha nulla a che vedere con i negoziati commerciali. Farsi coinvolgere dal caso Snowden significherebbe farsi distrarre dall’obiettivo. E l’obiettivo dei negoziati commerciali è quello di generare centinaia di miliardi di dollari di nuove entrate per gli Stati Uniti e l’Unione europea, quindi sarebbe una decisione dannosa ritardare i colloqui solo a causa di qualche altra questione che non ha nulla a che vedere con i negoziati commerciali.

James Franey, euronews: Ma è venuta meno la fiducia. Su questo punto, i deputati hanno argomenti validi?

Professor Stuart Diamond, Wharton Business School: Beh, gli Stati Uniti e la Cina hanno fatto accordi commerciali. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica ebbero scambi commerciali. La fiducia è importante, ma non è strettamente necessaria. Si può costruire la fiducia passo dopo passo.

James Franey, euronews: Quindi dopo aver messo tutti intorno ad un tavolo, qual è il primo passo dei negoziati?

Professor Stuart Diamond, Wharton Business School: “Salve, che facciamo qui? Come state? Quali sono i nostri obiettivi? Dovremmo generare crescita per i nostri paesi! Come farlo? Quali preoccupazioni abbiamo?
Quali sono le nostre necessità? Risolviamo le questioni una ad una. In modo cordiale e con semplicità. Una trattativa efficiente dovrebbe essere poco più di una conversazione. Non è un gioco di potere, non un test emotivo, ma se considereranno le trattative in modo calmo e spassionato, saranno in grado di raggiungere gli obiettivi rapidamente”.

James Franey, euronews: A proposito di questioni emotive, abbiamo visto un atteggiamento molto duro della Francia nelle ultime settimane. Parigi ha insistito perché fosse escluso il settore audiovisivo prima dell’avvio dei negoziati. Cosa ne pensa? Questo duro modo di trattare aiuta a difendere i propri interessi?

Professor Stuart Diamond, Wharton Business School: Beh, inanzitutto se la Francia vuole escludere alcuni elementi dell’industria culturale, allora non bisognerebbe parlare di accordi di libero scambio. Ma solo di accordi commerciali. Perché quando si comincia ad escludere qualcosa non si puo’ piu’ parlare libero commercio. Secondo, si incoraggiano gli Stati Uniti ad escludere altri settori e quindi non si va da nessuna parte.

James Franey, euronews:Va bene, pero’ ci sono grandi differenze culturali tra le due sponde dell’atlantico. ci sono 28 stati ora nell’Unione europea e qualsiasi accordo sarà raggiunto dai negoziatori americani ed europei, dovrà essere discusso ancora al loro ritorno a Bruxelles.

Professor Stuart Diamond, Wharton Business School: studi recenti mostrano che il successo dei negoziati ha sempre meno a che vedere con la cultura da cui vengono i negoziatori ma dipende piuttosto dalle singole personalità. anche se ci sono culture diverse, non si tratta con milioni di persone nella stessa stanza, ma si tratta con singole persone e questi singoli devono stabilire relazioni personali.
Secondo: studi recenti mostrano che maggiori sono le differenze tra le parti, se le parti apprezzano queste differenze, maggiore è il valore aggiunto che si crea, perché le differenze stimolano la creatività e quindi danno valore aggiunto. Quindi le parti dovrebbero dire. siamo contenti di non essere d’accordo, utilizziamo queste divergenze in modo cooperativo per creare valore. le trattative dipendo dall’attitudine che si ha verso la contro-parte.
Se si cerca di collaborare, di utilizzare le differenze per creare valore e trovare soluzioni valide, allora si puo’ andare oltre.