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Incidente di San Francisco, la parola alle indagini

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Incidente di San Francisco, la parola alle indagini

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Nello scalo statunitense, il giorno dopo l’atterraggio rovinoso del Boeing 777 sudcoreano, si tirano le prime conclusioni. Ma intanto le indagini vanno avanti. Il velivolo proveniva da Seoul e nella fase di atterraggio è finito fuori pista. A bordo, 307 passeggeri. Tra questi si contano 2 morti e oltre 180 feriti.

“Fino a questo momento, non ci sono indizi di terrorismo”, dice David Johnson dell’FBI, in una conferenza stampa. “L’FBI lavorerà a stretto contatto con le autorità di sicurezza del trasporto aereo, per stabilire le cause dell’incidente”.

E sono decisive, a tel proposito, anche le testimonianze di chi si trovava a bordo, come il passeggero Vedpal Singh: “Quando l’aereo – racconta – ha toccato la pista, non è stato un atterraggio normale: ho sentito un colpo. Subito c‘è stato un rumore forte e tutto l’aereo ha tremato. Quindi abbiamo pensato che stava accadendo qualcosa di terribile”.

E c‘è anche un testimone oculare, che si trovava nei pressi dell’aeroporto al momento dell’impatto. “La coda – ricorda – ha toccato la pista: c‘è stato un grande colpo, si è staccata ed è andata in frantumi. Quando anche il carrello ha toccato terra, l’aereo ha fatto un testacoda girando sulla pista. Dopo questo, è andato a fermarsi dove lo vediamo adesso. A quel punto, il fuoco ha cominciato ha divampare”.

Domenica mattina, il relitto è già divenuto un’attrazione. Molti curiosi sono andati a fotografarlo. Il suo scheletro bruciato e divelto dà tutta l’idea della gravità di quanto accaduto. E ora la parola alle indagini.