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Violenza sessuale, piaga d'Egitto. Le donne di piazza Tahrir

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Violenza sessuale, piaga d'Egitto. Le donne di piazza Tahrir

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Sono le donne, le vittime dimenticate di Piazza Tahrir.
Le violenze sessuali sono la pagina meno nobile ed esaltante tra quelle scritte dalle manifestazioni che hanno condotto alla deposizione del presidente Morsi.

Secondo le associazioni egiziane impegnate nella lotta contro gli stupri sarebbero state almeno un centinaio le aggressioni subite da ragazze tra il 28 giugno e il 2 luglio al Cairo nella piazza-simbolo della protesta.

Una triste sequenza di sopraffazioni fisiche e morali che riecheggia nelle testimonianze raccolte da Human Rights Watch.

Come quella di Hania che ricorda: “Hanno fatto un cerchio molto stretto intorno a me. Poi hanno cominciato a muovere le mani. Hanno toccato ogni centimetro del mio corpo, hanno violato ogni centimetro del mio corpo. Ero così traumatizzata che riuscivo solo ad urlare. Non ce la facevo nemmeno a parlare o a chiedere aiuto. Riuscivo solo ad urlare”.
O quella di Yasmine El-Baramawy. “Sono rimasta intrappolata con i capelli sotto una macchina – racconta -. Così hanno approfittato del fatto che ero immobilizzata a terra. Mi hanno tenuta per le gambe e mi hanno girata, violentandomi a loro piacimento”.

Al momento nessuno ha pagato per questi reati. La “primavera araba” non è servita a far aprire gli occhi del potere sulle violenze sessuali: da Moubarak a Morsi, passando per l’esercito, le autorità sembrano ignorare questa “piaga” sociale alimentata da una catena di impunità.

E’ anche un problema culturale. La politica dominante continua ad accreditare il falso teorema secondo cui la colpa della violenze sulle donne sarebbe delle donne stesse

Una tesi che affonda le sue radici in una mentalità diffusa, come confermano le parole di un giovane egiziano che sostiene:“Alla base ci sono cattive abitudini. Dal modo di vestire provocante al modo di camminare delle donne: tutto spinge gli uomini egiziani a fare queste cose”.

Di fronte al disinteresse delle autorità, alcune associazioni hanno organizzato un servizio di guardie del corpo, i famosi “Tahrir bodyguards”.

Questi volontari, resi riconoscibili da un gilet, hanno evitato altri eccessi.Organizzati anche dei corsi di difesa personale per le donne egiziane. Ma secondo i dati diffusi delle organizzazioni non governative l’83% di loro sostiene di subire quotidianamente molestie sessuali.