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Googleglass: la resistenza si organizza

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Googleglass: la resistenza si organizza

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Indosseremo tutti un giorno occhiali in grado di connettersi alla rete, di filmare e di telefonare? Negli Stati uniti Google ha distribuito alcune migliaia dei suoi Googleglass, per farli testare a esperti e appassionati. Preceduti da un’artiglieria pubblicitaria senza precedenti per un articolo che non è ancora sul mercato, l’acessorio ha fatto la sua comparsa alcuni mesi fa e si prepara a sedurre i patiti di tecnologia di tutto il mondo a partire dall’anno prossimo.

Christophe Moser, professore di microingegneria spiega il concetto su cui si basano occhiali analoghi:

“Questi occhiali a realtà aumentata hanno due componenti principali. La prima è una pellicola olografica posta sulla lente, la seconda è un proiettore che è connesso a un computer, per adesso tramite cavo, in futuro in Wifi. Il computer proietta un’immagine sulla pelicola olografica che la riflette sulla retina. Ad esempio al mio campo visivo normale posso sovrapporre un cartone animato”.

La realtà aumentata non ha più segreti per i ricercatori, il cui obiettivo, oggi, è soprattutto quello di miniaturizzare sempre più le componenti e, soprattutto, estendere il campo visivo. I Googleglass permetteranno, a quanto pare, di vedere pittogrammi, di farsi guidare con Google map, di leggere brevi messaggi, ma il tutto su uno schermo molto piccolo.

Ovviamente i cinesi hanno fiutato il buon filone e tentano di battere in corsa il gigante californiano, offrendo le stesse prestazioni e anche le stesse controversie.

Questi occhiali a realtà aumentata rischiano infatti di rendere obsoleti concetti come quello del diritto alla protezione della vita privata. Con un semplice comando vocale, chi indossa i googleglass può mettersi a filmare di nascosto chiunque, in qualunque situazione.

Così, negli Stati uniti, ristoratori e altri esercenti, stanno già pianificando il divieto di indossare questi occhiali all’interno dei loro luoghi di ritrovo. In Gran bretagna è nato il movimento ‘Stop the Cyborg’ che chiede alle autorità politiche di intervenire con una legislazione adeguata prima che tutti si mettano a spiare tutti.