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Festival di Karlovy Vary: vizio e potere

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Festival di Karlovy Vary: vizio e potere

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Il festival del cinema di Karlovy Vary, nella Repubblica ceca, è una vetrina per film indipendenti o creazioni originali, realizzate in paesi dall’industria cinematografica realtivamente lontana dalla ribalta internazionale. ‘XL’, dell’islandese Marteinn Thorsson è una di queste opere.

‘XL’, che concorre nella selezione ufficiale, è il ritratto di un deputato corrotto che trascorre il suo tempo fra ‘cene eleganti’ e droga party:

“Credo sia una tematica universale – dice Thorsson – Il problema sorge quando nessuno osa parlarne, quando si passano sotto silenzio l’alcolismo di Gérard Depardieu, o le serate di Berlusconi o di Strauss-Khan. È un problema quando i giornalisti non osano smascherare i personaggi di potere”.

‘The Manor’, è stato presentato nella sezione documentari. L’autore Shawney Cohen descrive lo stravange stile di vita della sua stessa famiglia che, per sbarcare il lunario, tiene un locale di strip tease in Canada:

“Penso che si possa essere anormali, avere un sacco di problemi e cercare di mantenere la famiglia unita. Molte famiglie del nostro ambiente finiscono con lo sfasciarsi. La cosa incredibile è che, anche se per oltre trent’anni ci siamo occupati di affari considerati loschi o immorali, siamo rimasti persone come gli altri, la sera ceniamo tutti insieme o litighiamo, come avviene nelle normali famiglie e questo molti lo trovano sorprendente”.

Altra atmosfera. La coppia di registi Joanna Kos-Krauze and Krzysztof Krauze ha presentato il film “Papusza”, dedicato a una poetessa rom.

La pellicola in bianco e nero, in competizione, racconta la storia di Bronislawa Wajs, scrittrice polacca, scomparsa nel 1987, meglio nota come Papusza, appunto. Il film è anche un affascinante viaggio fra le comunità rom e sinti, parla delle persecuzioni che hanno subito, in particolare durante il periodo nazista.