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Siti archeologici: eterna emergenza

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Siti archeologici: eterna emergenza

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È allarme rosso per i siti archeologici pompeiani, compresa la villa di Poppea a Oplontis, una delle più belle residenze della Roma antica. Dopo l’ultimatum su Pompei dell’Unesco, che intima di adottare misure concrete entro dicembre, il rischio è che tutta l’area, possa perdere il bollino di patrimonio mondiale dell’umanità. I siti meno noti, come Oplontis appunto, potrebbero subire le maggiori conseguenze.

Nella Villa A alcuni interventi sui magnifici affreschi sono stati fatti, ma non risolutivi. L’umidità resta la principale minaccia per i mosaici e per le decorazioni parietali. Il timore è che i risultati del piccolo restauro conservativo non durino a lungo. Eppure, la Villa ha un grande significato storico-artistico. Qui, nel Primo secolo, Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, riceveva gli ospiti.

Recentemente è stato messa in luce la storia geologica del sito. La zona di Oplontis sarebbe stata spinta verso l’entroterra dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Il risultato grazie a discipline quali la paleogeografia:

“La villa di Poppea a Oplontis aveva una posizione molto panoramica con una vista sul golfo di Napoli, infatti si trovava direttamente a picco sul mare su una falesia di circa 15 metri di altezza – spiega la geologa Elda Russo Ermolli – Questa falesia era terrazzata, con terrazzi piantati a giardino, che permettevano anche l’accesso da mare alla villa”.

Di notevole interesse anche i giardini. I pollini recuperati negli ultimi scavi hanno dimostrato che Poppea prediigeva mirti e limoni. È stato dunque possibile ricostruire la struttura di alcune aree verdi.

Ma chi lo sa? Malgrado il rinnovato interesse scientifico, i turisti sono rari. Oplontis non è sotto i riflettori come la vicina Pompei, ecco perché questo sito è ancora più a rischio.

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