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Egitto: braccio di ferro tra Morsi e esercito

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Egitto: braccio di ferro tra Morsi e esercito

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Alla guida del ministero della Difesa dall’agosto dell’anno scorso, nominato dalpresidente Morsi, Abdel Fattah al-Sisi è nato al Cairo nel 1954. All’estero, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ha completato la sua formazione militare.

Un dettaglio, ma non da poco, è la differenza d’età tra lui il suo predecessore, il potente maresciallo Tantawi, mandato in pensione da Mohamed Morsi , due mesi dopo la sua investitura a presidente.

Il suo primo obiettivo è stato ridare smalto all’immagine dell’esercito, ingrigita dalla gestione controversa del Consiglio supremo delle Forze armate, seguita alla caduta di Mubarak.
Infatti, la giunta militare, presieduta da Tatawi, aveva perso immediatamente tutta la legittimità.

I rapporti tra il presidente e l’esercito non sono stati sempre idilliaci.

È durante questo incontro, il 15 giugno scorso, che si è oltrepassata la linea rossa.
Mursi chiede l’intervento militare esterno in Siria, i religiosi radicali sunniti si spingono oltre chiedendo addirittura la guerra santa.

L’esercito mette le mani avanti: ricordando il suo ruolo principale, difendere i confini del Paese, mette in guardia il presidente dall’ intraprendere percorsi che possono rivelarsi insidiosi.

Il 23 giugno è lo stesso generale al-Sisi a fare quest’annuncio.

Sperava così di raggiungere un’intesa con il potere politico.
È di lunedì l’ultimatum, firmato dal generale ma non letto da al-Sisi.

Altro segnale inequivocabile gli elicotteri che hanno sorvolato piazza Tahrir. Tutti e 5 sbandierano la bandiera nazionale.

La folla radunata nella piazza grida: l’esercito e il popolo uniti.