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Crisi in Portogallo, il rimpallo delle responsabilità

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Crisi in Portogallo, il rimpallo delle responsabilità

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Due anni dopo la salita al potere dell’attuale governo e gli ultimi accordi con la Troika, il Portogallo vive una nuova crisi politica. Alle dimissioni del ministro delle finanze sono seguite, a distanza di un giorno, quelle del numero due dell’esecutivo, il ministro degli esteri Paulo Portas

Il presidente della repubblica sta cercando di mediare, ma lo scontro è tutto interno alla coalizione. Il primo ministro Pedro Passos Coelho rifiuta di lasciare e ha respinto le dimissioni di Portas. Il leader del secondo partito deve ora decidere se ritirare il sostegno al governo, oppure rimanere.

In gioco non c‘è solo il futuro del Paese di fronte ai creditori internazionali, ma anche il passato: tutti gli sacrifici fatti dai cittadini portoghesi dopo l’arrivo delle misure di austerity.

La domanda è: chi si prenderà la responsabilità di un fallimento? Lo chiediamo a Pedro Lains, professore all’Istituto di Scienze Sociali all’Università di Lisbona.

Patricia Cardoso, Euronews: “Che cosa succederà ora al piano di salvataggio?”

Pedro Lains: “Dipende dall’attenzione che le istituzioni europee riserveranno al problema. Se la Bce si muoverà come ha fatto finora – stessa cosa, la Commissione Europea, eccetera -, se il governo tedesco non cambierà posizione, se il Portogallo non troverà alleati nei Paesi del sud Europa, ci saranno grossi problemi. E arriveremo ad un punto in cui per il Paese uscire dall’euro avrà più benefici che costi. In questo momento, non è ancora così”.

Euronews: “Ha parlato di un cambiamento di strategia a livello europeo, ma è possibile tenendo conto delle elezioni tedesche a settembre?”

Pedro Lains: “Credo di sì. Come dimostra la storia dell’integrazione europea, in molte occasioni tali cambiamenti sono stati fatti prima delle elezioni nel momento in cui gli elettori chiedono ai governi, che vogliono essere rieletti, un cambio di rotta. Qui siamo in Portogallo. Non riusciamo a capire bene quello che succede nell’elettorato tedesco, ma devono esserci dei cambiamenti nella politica della Germania e delle altre istituzioni europee. È assolutamente necessario. Perché, senza tali cambiamenti, il Portogallo, molto semplicemente, uscirà dall’euro. E nessuno nel nord vuole che il Portogallo esca dall’euro”.

Euronews: “Il Portogallo rischia il collasso sociale e finanziario?”

Pedro Lains: “Un collasso finanziario, sì. Con grandi perdite per i creditori. Perciò le istituzioni europee devono stare attente: parliamo di perdite maggiori per i creditori di quelle che vede oggi l’economia portoghese. Le misure di austerity non avrebbero dovuto essere varate, vanno cambiate e i mezzi per farlo ci sono. Il problema non è economico. È politico, in Europa e Portogallo”.

Euronews: “Sarà un’estate calda dal punto di vista politico, un anno dopo che il presidente della Bce è riuscito a calmare i mercati?”

Pedro Lains: “Non sarà necessariamente un’estate calda, ma sarà un periodo di agonia se non saranno prese decisioni a livello europeo che portino ad una soluzione politica in Portogallo”.

Euronews: “E quali potranno essere queste soluzioni europee?”

Pedro Lains: “Non dobbiamo dimenticare che il precedente governo, e questa è una responsabilità enorme, ha negoziato con i rappresentanti della Troika in Portogallo un terzo pacchetto di austerity per un ammontare di 4,7 milioni di euro. Stesse dimensioni, cioè, degli altri due pacchetti che erano falliti. E i rappresentanti delle istituzioni europee, la Troika in Portogallo, erano d’accordo. ‘Bisogna ammorbidire l’austerità, mantenere il controllo sui bilanci, il rigore di bilancio” e così via. Tutti conoscono questa litania. Serve tutto questo, certo, ma dobbiamo mettere fine all’austerity eccessiva. A pensarci bene, l’avvertimento arrivato dal Portogallo servirà a farci capire se le istituzioni europee sono finalmente pronte a mettersi d’accordo su un fatto: che il vero problema è l’eccessiva austerità”.