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Lo scandalo "Datagate" crea frizioni tra USA e UE

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Lo scandalo "Datagate" crea frizioni tra USA e UE

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La bufera per lo scandalo “Datagate” sta provocando ben piú che frizioni tra Stati Uniti ed Unione Europea. Washington ha assicurato che i chiarimenti saranno dati attraverso i normali canali diplomatici. Ma nelle cancellerie europee oltre che nella stessa Unione Europea monta il disappunto per il presunto spionaggio realizzato dagli Stati Uniti.

“Se queste rivelazioni venissero confermate – ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz – sarebbe un duro colpo alla fiducia. In tal caso la mia condanna sarebbe totale.
Comprendo la necessità di utilizzare misure preventive contro il terrorismo, per questo servono le attività dei servizi segreti e di sicurezza, ma non credo che le istituzioni dell’Unione Europea pianifichino attacchi terroristici”.

Ancora in viaggio in Africa, è dalla Tanzania che il presidente Barack Obama è costretto a difendere l’operato dell’intelligence statunitense. Un’urgenza che rende evidente la gravità del caso.

“Dobbiamo ammettere che tutti i servizi di intelligence, non solo i nostri – ha detto Obama – ma quelli europei o asiatici, esistono per un obiettivo preciso: cercare di capire meglio il mondo e quello che sta succedendo nelle diverse capitali attraverso altre fonti che non siano solo quelle disponibili nei notiziari dell’NBC o del New York Times”.

La dichiarazione di Obama è stata accolta con freddezza in Europa. Negli Stati Uniti le ambasciate diplomatiche per ora non si esprimono attendendo forse una linea comune sul “Datagate”.

“Non credo che questo caso possa avere delle ripercussioni nelle nostre buone relazioni con gli americani” ha dichiarato l’ambasciatore lituano negli USA, Zygimantas Pavilionis.

“Dall’edificio alle mie spalle non c‘è una reazione ufficiale ma in in privato il caso ha provocato incredulità e rabbia. Elementi che non non fanno ben sperare per i negoziati sugli accordi di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa, che inizieranno la prossima settimana a pochi isolati da qui. Da Washington Stefan Grobe di euronews”.