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Dalle spugne nuove cure anti-cancro

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Dalle spugne nuove cure anti-cancro

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I futuri trattamenti anti-cancro verranno dal mare? È quanto sperano i ricercatori dell’Università di Nizza-Sophia Antipolis.

Tre sommozzatori si preparano all’immersione al largo di Villefranche sur Mer, non lontano da Nizza. La loro missione è quella di recuperare campioni di spugne.

Gli scienziati hanno scelto di prelevare frammenti di spugna dello spondilo, endemica nelle acque del Mediterraneo. Questo organismo animale predilige i fondali rocciosi, ai quali è solidamente ancorato, tanto che per staccarlo, è necessario far ricorso a martello e punteruolo. La spugna è molto fragile, per impedirne il deterioramento, i sommozzatori devono trattare molto delicatamente i frammenti prelevati dal loro ambiente naturale.

“Le spugne appena pescate vengono trasportate in uno speciale contenitore in questo edificio del 1700, che ospita l’osservatorio oceanografico di Villefranche – dice il nostro inviato Claudio Rocco – Lì saranno messe in coltura per essere studiate.”

I frammenti di spugna sono immersi in acqua di mare, in recipienti in cui vengono ricreate le migliori condizioni per facilitarne la sopravvivenza:

“Per ottenere le molecole che ci interessano – spiega la ricercatrice Eva Ternon – dobbiamo riprodurre nel modo più fedele possibile le caratteristiche delll’ambiente naturale. Per cui controlliamo la temperatura, la luminosità e anche il flusso di acqua di mare nei recipienti. Regolarmente, poi, sottoponiamo le spugne a uno stress meccanico, cioè andiamo a deteriorare leggermente il loro rivestimento esterno perché solo in questo caso, le spugne rilasciano le molecole che cerchiamo. Successivamente siamo in grado di analizzare tali particelle estraendole dall’acqua in cui sono disciolte grazie a un procedimento messo a punto nel nostro laboratorio”.

Questi esperimenti si iscrivono nel progetto europeo ‘Bammbo’, che studia le potenzialità in campo medico delle molecole attive di origine marina. Il programma è pilotato dall’Istituto di teconologia di Limerick, in Irlanda.

Grazie a un processo chimico, le molecole rilasciate dalle spugne vengono purificate e analizzate. Viene studiata la fattibilità di diverse applicazioni terapeutiche, contro il cancro principalmente, ma anche contro la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, le infezioni batteriche e le contaminazioni da funghi.

Il nostro inviato:

“Perchè proprio molecole tratte da organismi marini invece che da altri tipi di organismi?”

Risponde il professor Olivier Thomas dell’Università di Nizza-Sophia Antipolis:

“L’ambiente marino è originale nel senso che vi troviamo degli organismi animali fissati su un substrato, sulle rocce ad esempio, per cui, per difendersi, sono costretti a rilasciare molecole attive. Per produrre queste molecole in grande quantità abbiamo messo a punto un procedimento rispettoso dell’ambiente, contrariamente a quanto avviene, ad esempio, ricorrendo alla sintesi chimica. Gli organismi restano in vita perché le molecole vengono recuperate dall’acqua”.

Prima di tutto deve essere testata l’attività biologica delle molecole, cioè la loro capacità di combattere, ad esempio, il cancro. I test vengono condotti su altri organismi marini, come i ricci di mare. In effetti il processo di riproduzione cellulare di questi animali è molto simile a quello osservato nell’uomo e la velocità di riproduzione delle cellule si avvicina a quella delle cellule tumorali.

Una molecola che impedisce la divisione cellulare in un embrione di riccio di mare potrà avere delle proprietà antitumorali.

Le risorse marine sono ancora poco sfruttate ed è cruciale valorizzarle di più. in particolare gli invertebrati, come le spugne, ancora sono poco studiati. Le proprietà delle loro molecole difensive potrebbero essere una risposta alle grandi sfide della medicina del futuro.