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Furia UE sul Datagate. Gli USA: "Procedure normali"

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Furia UE sul Datagate. Gli USA: "Procedure normali"

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Certezze ancora nessuna, ma conseguenze già a cascata. Lo spionaggio americano ai danni di Istituzioni e ambasciate europee denunciato negli scorsi giorni dalla stampa internazionale riporta l’orologio della storia ai tempi della Guerra Fredda.

Alla “possibile grave crisi politica” di cui si comincia a vociferare a Bruxelles, Washington replica parlando di procedure ordinarie per tutelare la propria sicurezza.

Un mosaico, come sottolinea lo storico ed esperto Jacques Rupnik, che tassello dopo tassello sembra sempre più tratteggiare un Grande fratello Orwelliano.

“E’ uno spionaggio – dice ai nostri microfoni – che si sta avvalendo dell’attivo contributo di tutte le grandi conquiste tecnologiche degli ultimi quindici, vent’anni. Google, Internet, Twitter sono tutti strumenti che celebriamo per il loro contributo all’evoluzione di una ‘comunicazione orizzontale’, ma che alla fine si sono rivelati al servizio di un accresciuto controllo dall’alto. E questo credo meriti una riflessione, rispetto ai rapporti fra nuovi media e democrazia”.

Non soltanto sede a Bruxelles e rappresentanze a Washington dell’Unione Europea, come sostenuto dal tedesco ‘Der Spiegel’, ma anche le ambasciate italiana, francese e greca, sarebbero state secondo le rivelazioni del ricercatissimo Snowden, tra gli obiettivi dello spionaggio informatico e telefonico.