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Furia UE sul Datagate. Gli USA: “Pratiche normali”

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Furia UE sul Datagate. Gli USA: “Pratiche normali”

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L’onda lunga del terremoto Datagate scala le gerarchie della diplomazia mondiale.

Mentre l’Europa accusa in coro Washington di “pratiche inaccettabili” ed evoca una possibile “grave crisi politica”, Obama e Putin danno mandato ai rispettivi servizi segreti di “risolvere il caso Snowden”.

Ordine che segue di poco l’intervento dal Brunei di John Kerry. Lungi dal negare lo spionaggio ai danni di ambasciate e istituzioni europee, sostenuto dall’ex consulente informatico in fuga, il Segretario di Stato Usa parla invece di “pratiche correnti”.

“Ogni paese al mondo che sia impegnato nel garantire la propria sicurezza – dice – raccoglie ogni genere di informazioni. Quanto posso quindi dire è che si tratta di pratiche tutt’altro che rare”.

Parole che però difficilmente resusciteranno la sgretolata fiducia europea.

“Inaccettabile”, il giudizio che rimbalza fino a Bruxelles, è soprattutto farsi spiare dai propri alleati.

“Chiarezza e trasparenza è quanto ci attendiamo dai nostri partner – dice il portavoce della Commissione Europea, Pia Ahrenkilde Hansen -. E chiarezza e trasparenza è quanto ci attendiamo anche dagli Stati Uniti”.

Al presidente francese Hollande, che parla di accordi commerciali a rischio con gli Stati Uniti, fa eco Berlino, che attraverso il portavoce di Angela Merkel parla di “pratiche da guerra fredda” e ricorda come la fiducia reciproca sia una premessa fondamentale a qualsiasi tipo di accordo.

Insieme agli uffici dell’Unione Europea a Bruxelles e alle sue rappresentanze negli Stati Uniti, come rivelato dal tedesco “Der Spiegel”, tra gli obiettivi dello spionaggio informatico e telefonico ci sarebbero anche state le ambasciate a Washington di Italia, Francia e Grecia.