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Datagate, Correa fa marcia indietro "su Snowden decide Mosca"

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Datagate, Correa fa marcia indietro "su Snowden decide Mosca"

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Sembra allontanarsi l’ipotesi di un ‘buen retiro’ per Edward Snowden, la talpa del Datagate.

Il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, dopo una telefonata con il vice Presidente degli Stati Uniti, abbassa i toni e spiega che nel caso in cui Snowden dovesse chiedere asilo, informerà Washington.

“Pensano che io sia così stupido da aver ordinato al nostro ambasciatore a Londra di emettere un salvacondotto per un cittadino statunitense in viaggio da Hong Kong alla Russia – ha detto Correa durante un incontro pubblico – Questo è semplicemente assurdo. La verità è che il console è andato oltre le sue funzioni e sarà sanzionato’‘.

Intanto l’ondata di rivelazioni non si arresta: secondo un quotidiano tedesco sarebbero state spiate anche le rappresentanze europee.

Tornando all’Ecuador, per Correa, la soluzione per il trasferimento di Snowden, bloccato all’aeroporto di Mosca è nelle mani della Russia. La marcia indietro del Presidente ecuadoriano è stata favorita dalla minacce degli Stati Uniti di mettere fine ai diritti commerciali preferenziali con Quito.

“Se saranno intensificate le restrizioni – spiega Benito Jaramillo, rappresentante dell’associazione dei fiorai – potrebbero diminuire le esportazioni di fiori dall’Ecuador, che colpirebbero i posti di lavoro della nostra gente e i ricavi in dollari del nostro paese, che sono essenziali”.

L’accordo doganale ha un valore di 23 milioni di dollari l’anno. Negli Stati Uniti finisce una parte consistente dell’export di Quito e in Ecuador si parla più della fine delle agevolazioni che del caso Snowden.