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Martin Amis: "la vita dello scrittore tra ambizione e ansia"

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Martin Amis: "la vita dello scrittore tra ambizione e ansia"

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E’ stato soprannominato l’“enfant terrible” della letteratura britannica, il Mike Jagger della letteratura. Martin Amis ha 63 anni ed è al suo tredicesimo romanzo, Lionel Asbo. L’autore di The Rachel’s Papers, Money, Territori Londinesi è considerato uno dei maggiori scrittori britannici contemporanei. Lo abbiamo incontrato alle Assisi internazionali del Romanzo a Lione.

Nel romanzo in lavorazione, Amis affronta di nuovo il tema dell’Olocausto. “L’Olocausto come argomento ti definisce e ti giudica. Scopri qualcosa di più su di te nel modo in cui ti confronti con questo tema”, afferma lo scrittore.

La violenza è al centro dell’ultimo romanzo, Lionel Asbo. Gli chiediamo cosa sta accadendo nella Londra attuale, dove di recente un britannico musulmano ha ucciso un soldato. “Credo che per un po’ di tempo ci troveremo a fare i conti con il cosiddetto terrorismo “anomico”, dice Amis, “un terrorismo dell’alienazione, dovuto a una miseria profonda, che può avere a che fare con il sentimento di separazione dalle proprie radici e di vicinanza con i fratelli e con le sorelle che in Paesi stranieri soffrono per mano dell’Occidente. Fondamentalmente si tratta di alienazione e depressione, per cui queste persone vogliono fare qualcosa di spettacolare”

Infine gli chiediamo che impressione ha dell’Europa ora che si è trasferito negli Stati Uniti. “Sembra il momento giusto per partire”, afferma il romanziere, “il tempo si sta guastando, ci sono disordini sociali, tuttavia credo che l’Europa sia abbastanza resistente. Ha una storia immensa: è stata per cinque secoli al centro del mondo, ha prodotto idee che hanno influenzato il mondo. Può darsi che ora sia in declino, come succede a tutti i singoli Paesi al suo interno. E’ un declino storico-geografico”

Image credit: Maximilian Schönherr (CC)