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Europa: nuove idee per il mercato del lavoro

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Europa: nuove idee per il mercato del lavoro

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In cinque anni di crisi l’Europa ha visto una vera e propria emorragia di posti di lavoro. Come rilanciare il mercato dell’impiego? La domanda è stata uno dei fili conduttori della World Investment Conference Europe, la conferenza mondiale degli investitori. L’appuntamento a Strasburgo ha visto riunirsi centinaia di manager, politici, imprenditori e investitori.

Per Günter Verheugen, ex Commissario europeo per le Imprese e l’Industria, l’Europa deve capire quali sono le sue priorità prima di agire: “Innanzitutto, abbiamo bisogno di un’analisi realistica delle debolezze e delle carenze che abbiamo. In secondo luogo, dobbiamo analizzare la questione di quali cambiamenti istituzionali, politici ed economici sono necessari”.

Le piccole e medie imprese, cioè il 99% di tutte le aziende operanti in Europa, sono uno di questi punti deboli. Forniscono il 67% dell’impiego nell’Unione europea e contribuiscono per il 18% alla creazione di nuovi posti di lavoro. Ma l’accesso ai finanziamenti è un enorme ostacolo alla crescita e, nonostante gli interventi statali, ottenere nuovi prestiti dalle banche rimane un’impresa.

Per questo motivo devono spesso cercare alternative, come il pagamento con carta di credito allo scoperto o la raccolta fondi attraverso la Rete, il cosiddetto “crowdfunding”.

“Abbiamo 23 milioni di Pmi in Europa”, spiega Oliver Gajda, presidente dello European Crowdfunding Network. “Ogni anno solo il 30% accede a prestiti bancari, soltanto lo 0.02% viene finanziato dai venture capital e anche meno dagli investitori informali. C‘è un divario enorme tra il numero di aziende in circolazione e le fonti di finanziamento disponibili”.

Alle autorità le piccole e medie imprese chiedono meno controlli e regole chiare, piuttosto che soldi. A dirlo è Denis Jacquet, presidente di “Parrainer la Croissance” (letteralmente “sostenere la crescita”), un’organizzazione francese che fornisce supporto alle Pmi.

“Non chiediamo normative, leggi, etc. Al contrario, si tratta di ridurre il numero di imposizioni e di creare un ‘trampolino di lancio’, cioè un accesso più visibile a tutte le misure. Quale imprenditore europeo conosce tutti gli aiuti a sua disposizione? Nessuno!”

“E soprattutto – prosegue – si tratta di educare le Pmi all’idea che è tutto il mondo, non solo l’Europa, a detenere le chiavi per lo sviluppo. Sta a loro andare a conquistare tali mercati, in particolare quelli dei Paesi emergenti”.

Uscendo dalla propria zona e scegliendo bene l’area dove investire si può trasformare la propria start-up in un’azienda di successo. Withings, azienda francese di elettronica, è stata fondata nel giugno del 2008 ed è un esempio in tal senso.

L’impresa si occupa di progettare dispositivi intelligenti che sfruttano Internet per l’assistenza sanitaria. Oggi dà lavoro a 50 persone e vende i suoi prodotti in più di 50 Paesi. Metà del suo mercato è negli Stati Uniti.

Cosa deve fare, allora, una nuova azienda per crescere? Lo chiediamo all’amministratore delegato e co-fondatore Cédric Hutchings.

“Bisogna uscire in fretta dal proprio Paese, da un mercato limitato. Perché, quando si guarda al settore dell’innovazione e della tecnologia, l’unico mercato è quello mondiale”, risponde.

“Per cui, credo che, come prima cosa, bisogna riconoscere che ce la si può fare, che ci sono tutti gli strumenti per poter rapidamente essere in grado, anche con una piccola struttura come la nostra, di fornire e vendere prodotti in zone molto lontane”.

Le piccole e medie imprese, in particolare nel settore dell’innovazione, rappresentano un enorme potenziale la crescita e economica e il mercato del lavoro in Europa.

Ma il sostegno statale deve essere ben orchestrato: “‘Pensa globalmente, agisci localmente’. Questa celebre espressione, oggi, è quantomai rilevante per l’Europa”, spiega da Strasburgo l’inviata di Euronews Natalia Marshalkovich.

“I partecipanti alla discussione di Strasbugo sono arrivati ad una conclusione: i politici europei devono capire ciò di cui hanno bisogno le imprese per creare lavoro in maniera efficace”.