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Benvenuti nuovi diritti: I croati ora sono cittadini europei

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Benvenuti nuovi diritti: I croati ora sono cittadini europei

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1 Luglio 2013: la data dell’ingresso della Croazia nell’Unione Europea. L’adesione porta con sè anche nuovi diritti e tutele legali per i cittadini croati. Ma quanto è pronto questo paese per beneficiarne a pieno?

“E’ la conclusione di un processo molto lungo, durante il quale sono stati fatti molti progressi. Tuttavia non è ancora abbastanza, ci sono molte cose che devono essere fatte, soprattutto nell’area dell’implementazione” spiega Damjan Krivic, accovato di Zagabria.

Le riforme al sistema della giustizia sono state tra i cambiamenti considerati più cruciali perché la Croazia potesse diventare il 28esimo membro dell’Unione Europea.

Si sono dovute uniformare le leggi agli standard dell’Unione. E coloro che operano per la promozione dei diritti dei cittadini stanno imparando passo passo ad integrare le nuove disposizioni, come ci spiega Damjan Krivic: “Un progetto importante per le autorità croate ed europee è stata la formazione di giudici, magistrati, avvocati ed altri professionisti legali su tutti gli aspetti del diritto comunitario.”

A Zagabria incontriamo un giovane avvocato che ha partecipato ai seminari e che si aspetta che i suoi clienti facciano presto valere i loro nuovi diritti. “Una volta che i cittadini croati avranno conosciuto i procedimenti giudiziari europei, potranno paragonarli alle situazioni e circostanze che vivono quotidianamente e sapranno riconoscere quali di questi sono vicini ai loro casi legali —continua Damjan Krivic — Ci chiederanno di applicare queste prassi giudiziarie ai propri casi e questo potrebbe essere di vitale importanza per vincere un’azione legale o riuscire ad avere il miglior risultato.”

Damjan ci dice di essere convinto che sebbene si facciano, e si continueranno a fare errori nell’applicare le riforme alla pratica legale quotidiana, questi saranno appianati presto.

Ma come viene implementata la legislazione croata? Incontriamo un magistrato di una corte distrettuale, coinvolta nel progetto di formazione, che ci dice che i giudici locali stanno diventando europei, ora che cè l’obbligo di attenersi al diritto comunitario: “La Crazia ha già fatto una quantità incredibile di lavoro nell’area, della formazione professionale di giudici e magistrati, così come in tema di allineamento del diritto croato a quello comunitario. Tuttavia siamo consapevoli del lavoro che abbiamo davanti e i giudici croti sono pronti ad accettare la nuova missione e le sfide che comporta l’adesione all’Unione Europea.” dice Neri Radas, giudice della Corte Distrettuale di Zagabria.

Le organizzazioni per la difesa dei diritti dicono che per far si che i croati possano beneficiare pienamente dei loro nuovi diritti come cittadini europei, gli organi giudiziari devono continuare a fare sforzi per padroneggiare i nuovi standard legali.

Ma non sono solo i legali a dover conoscere tutti i dettagli del diritto comunitario. Anche i cittadini devono essere messi al corrente di quali sono i loro diritti e come si usano. Questa sarà una sfida. Non tutti erano favorevoli all’adesione all’Unione Europea. A rispondere “si” al referendum dello scorso anno è stato il 66% dei croati. Ora l’adesione è diventata realtà e membri della società civile cercano di spiegarne l’impatto ai cittadini.
Gli attivisti si lamentano che le istituzioni invece non abbiano coinvolto a sufficienza il pubblico nelle riforme, come denuncia Martina Horvat di “GONG” organizzazione della società civile: “Il pubblico non è ancora abbastanza informato. Il governo dovrebbe avere più misure per aprire il proceso, per informare meglio i cittadini ordinari, in modo che anche questi possano partecipare e soprattutto usare i diritti e le leggi comunitarie. Naturalmente questo non è solo un compito del governo ma di tutti i segmenti e settori della società, l’iniziativa però deve essere del governo.”

Il governo croato sostiene di fare del suo meglio perchè l’ingresso nell’Unione Europea avvenga nel modo più liscio possibile, ma alcuni esperti ritengono che dopo il lungo e complesso processo di adesione ora le persone siano stanche di riforme. Affrontare le resistenze ai cambiamenti sarà difficile. Secondo loro c‘è ancora un sacco di lavoro da fare perché le riforme non sono complete e ci sono molti oppositori che vorrebbero invertire il processo.

“Fino ad ora la pricipale spinta al processo è venuta dalla volontà di soddisfare la Commissione Europa, mostrare che abbiamo cominciato le riforme che erano state richieste alla Croazia all’inizio. In alcune aree, soprattutto il giudiziario, questo ha portato ad una situazione in cui ci si è dovuti muovere più in fretta di quanto fosse oggettivamente possilbile. Dunque alcune cose sono ancora solo a metà e la sfida maggiore di tutte sarà portarle a termine.” dice Alan Uzelac, Professore di Giurisprudenza, dell’Università di Zagabria.

Per ora per i croati è il momento di capire cosa rappresenti per loro questa opportunità, e di far brillare le stelle sul fondo blu che da qui in avanti staranno accanto ai loro colori nazionali.