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L'Ungheria festeggia la "Orbanomics"

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L'Ungheria festeggia la "Orbanomics"

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Gli analisti la chiamano ormai la “Orbanomics”, l’economia secondo Viktor Orban, premier ungherese dal 2010. I suoi concittadini hanno appena ricevuto per posta milioni di volantini che magnificano le sorti del sistema Ungheria. In effetti Orban puo’ vantare risultati palpabili: in primis l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo, decisa in queste ore dall’Ecofin. Eppure, per le strade, la gente non sembra troppo ottimista.

“Non possiamo sentirci al sicuro e non si sa cosa succederà all’Unione Europea, in futuro”, dice un’abitante di Budapest. “La situazione finanziaria, in tutto il mondo e non solo in Europa, è tale che non si puo’ mai sapere quando occorre davvero ricevere aiuto”.

I numeri dell’economia ungherese, nelle previsioni per il 2013 della Commissione Europea, mostrano un tasso positivo di crescita. L’inflazione è contenuta e il rapporto deficit-Pil ben sotto il livello di guardia, al 2,7%.

Eppure la “Orbanomics” ha molti critici. Le si rimprovera di fare leva su misure di brevissimo termine: in sintesi, pesante tassazione alle imprese, in primis banche e telecom, e redistribuzione in favore di consumatori e settore pubblico. Misure che nell’immediato portano benefici ai cittadini e alle casse dello Stato, ma fanno fuggire gli investitori esteri. La riduzione del deficit e la menzionata uscita dalla procedura europea sono comunque una buona notizia per l’esecutivo.

In collegamento dal Lussemburgo abbiamo sentito il Ministro ungherese dell’economia, Mihaly Varga.

Euronews:
Ministro, come valuta la decisione dell’Ecofin? Dopo nove anni, l’Ungheria può uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

Mihaly Varga:
L’Ungheria nel 2011 e nel 2012 è stata in grado di dimostrare che il Paese sa mantenere il proprio deficit sotto al 3%. Ora la Commissione europea ha proposto che, dopo nove anni, l’Ungheria uscisse dalla procedura per deficit eccessivo. Il Consiglio dei Ministri delle Finanze l’ha approvato senza nemmeno discutere, e quindi oggi, dopo nove anni, l’Ungheria può chiudere il dossier.

Euronews:
Questa settimana il governo ha annunciato nuove misure d’austerità per oltre trecento milioni di euro, nonostante il calo considerevole del deficit e il fatto che fosse ormai risaputo che la Commissione aveva proposto la chiusura della procedura per l’Ungheria.
Era davvero necessario?

Mihaly Varga:
Da una parte, l’Ungheria non vuole essere uno di quei Paesi che fanno scendere il deficit per un anno, per poi tornare a subire una procedura di infrazione per deficit eccessivo.

E poi l’inflazione è la più bassa degli ultimi 38 o 39 anni. È una buona notizia per l’economia, per la popolazione, ma crea qualche rischio per il bilancio dello Stato.

Quindi il Governo ha chiesto al Parlamento di rivedere la finanziaria per quest’anno. L’esecutivo ha proposto alcuni modi per generare le entrate supplementari necessarie a compensare il potenziale buco di bilancio.

Euronews:
Le raccomandazioni della Commissione europea per l’Ungheria indicavano che le nuove tasse, incluse quelle su banche e telefonia, avrebbero rallentato la crescita.
Ora che il Paese non è più sotto procedura cambierete approccio?

Mihaly Varga:
La politica fiscale ungherese negli ultimi tre anni è stata molto disciplinata. Per il 2013 e 2014 contiamo ancora su un deficit inferiore al 3%, e vogliamo mantenerlo al di sotto di questo livello. Anche se dovessero servire ulteriori misure, per raggiungere l’obiettivo.
Anche se avremo presto le elezioni, in Ungheria, non intendiamo sprecare denaro. Non intendiamo autorizzare una spesa eccessiva o accumulare nuovo debito.

Euronews:
Quali altre misure avete in mente per stimolare la crescita economica?

Mihaly Varga:
L’economia ungherese ora sembra entrata in una fase di crescita. Lo Stato deve stimolare l’investimento, spendendo le risorse disponibili.
Alcune di queste risorse vengono dall’Unione europea, e per spendere in modo più efficiente quei fondi i ministri decideranno quali settori economici ne abbiano maggiore necessità.