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Brasile e Turchia: due paesi, (quasi) stessa protesta

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Brasile e Turchia: due paesi, (quasi) stessa protesta

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Meno spese per il calcio, più per scuole e sanità. Al Brasile che scende in piazza, anche tifo e solidarietà dei locali idoli del pallone. I dettagli nel reportage della televisione svizzera TSR.

Cucirsi la bocca per far sentire la propria voce. La protesta, in Turchia, cambia volto e modalità. Senza parole, perché il governo apra bene le orecchie. Il servizio della televisione portoghese RTP.

La protesta turca vola anche nei cieli. Nel servizio di RaiUno il malcontento di hostess e dipendenti di Turkish Airlines, dal divieto del rossetto ai licenziamenti per SMS.

La Turchia che prospera all’ombra del Corano. Nel reportage di France 2, un viaggio fra le aziende dove l’Islam detta gli affari e i padroni sono devoti al primo ministro Erdogan.

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8” Lancement TSR (demo in Sao Paolo)
Meno spese per il calcio, più per scuole e sanità. Al Brasile che scende in piazza, anche tifo e solidarietà dei locali idoli del pallone. Ner reportage della tivvù svizzera TSR. (10/15)

23” TSR
Sabato scorso nello stadio nuovo fiammante di Brasilia. (3/

upsound

38” Il presidente del Brasile, Dilma Rousseff e quello della Fifa Sepp Blatter vengono contestati all’apertura della Confederations Cup. I microfoni non funzionano, ma i fischi, invece, si fanno sentire chiaramente. E i due sono visibilmente irritati. (14/17)

55” La portata della contestazione ha colto di sorpresa autorità e polizia. In rete le reazioni si moltiplicano e rivelano un movimento ben organizzato, con rivendicazioni pacifiche. (10/11)

1’06” voice off:
“Non siamo solo dei tifosi. Siamo dei Brasiliani e lottiamo tutti per la stessa causa. Senza violenza e senza differenze”. (6/6)

1’12” Su Twitter, l’ex nazionale brasiliano Rivaldo si mostra più virulento. (4/5)

1’17” “E’ vergognoso spendere così tanto per la Coppa del Mondo e lasciare ospedali e scuole in condizioni precarie” (6/5)

1’22” Che dire poi dell’ex cannoniere e ormai deputato Romario? (3/4)

1’26” “Ve l’avevo detto che sarebbe stato il più grande furto nella storia del Brasile”. (4/4)

1’30” Neymar, “O Artista”, esprime invece su Instagram la sua solidarietà. (3/5)

1“35” “Sono profondamente rattristato . Mai avrei creduto necessario scendere in piazza per chiedere ai nostri governanti di riparare a una sanità e una sicurezza deficitarie”. (9/9)

1’44” In rete spopola un video dell’aprile duemiladodici. Inebriato dalle sue evoluzioni, Blatter finisce per cadere. Ha dodici mesi per rialzarsi. (7/8)

fin

1’52” INTRO RTP

Cucirsi la bocca per far sentire la propria voce. La protesta, in Turchia, cambia volto e modalit’. Senza parole, perché il governo apra bene le orecchie. Il reportage della tivvù portoghese RTP. (11/15)

2’08” Un silenzio assordante. Qualche centinaio di persone a Piazza Taksim. Immobili come statue e in silenzio. E’ una nuova forma di protesta a Istanbul. Così provano a dimostrare al primo ministro Erdogan, che rispondono in maniera pacifica alle violenze della polizia. (15/21)

2’29” sot homme:
“Questa è una nuova forma di protesta, perché tutte le altre ci vengono impedite dalla violenza del governo o da quella della gente. Abbiamo provato a farci sentire in strada, ma la scorsa notte qualcuno ha addirittura provato ad accoltellarci”. (14/20)

2’49” All’approssimarsi della notte, piazza Taksim si affolla sempre di più. La polizia osserva da lontano. C‘è gente di tutti i tipi fra i manifestanti. Anche una ragazza brasiliana, che abita da otto anni in Turchia, partecipa alla protesta silenziosa. Il Brasile e la Turchia nell’occhio del ciclone… (17/23)

3’12” sot femme: “Sono scioccata… Vedo delle foto e non so più se si tratti di Brasile o Turchia. Sembra lo stesso movimento… Sono stanchi di urlare, di farsi attaccare. Ora restano in silenzio, ma troveranno di sicuro il modo di esprimersi”. (12/15)

3’27” stand up
“E così la pressione aumenta sul governo turco. A piazza Taksim regna ora il silenzio degli innocenti. Usare il silenzio come un’arma è quanto fanno qui i manifestanti. E grazie alla presenza della stampa internazionale e ai social media, è un silenzio ormai planetario”. (15/19)

3’53”

4’08” INTRO RAI
La protesta turca vola anche nei cieli. Nel servizio di RaiUno, il malcontento di hostess e dipendenti di Turkish Airlines, dal divieto del rossetto ai licenziamenti per Esse-Emme-Esse. (10/10)

RAI1 20h 19-06-13

20:17:11 Turquia azafatas Turkish airlines protesta BB*

Le simple geste de mettre un peu de blush et de rouge a levres avant d’aller travailler n’est pas sans consequences pour Neslihan Janioglu et les autres hotesses de Turkish Airlines comme elle.

sot femme.
“A un moment donneé la direction a demandé aux hostesses de ne plus porter du rouge a levres éclatants et des cheveux colorés selon eux c’est un reclame sexuel aux clients.”

La nouvelle a provoque de la polemique dans le monde entier et pour les employées de la compagnie elle est devenue le symbole d’une gestion autoritaire en antisyndicale.

sot femme:
“C’est une honte, etre hotesse signifie representer le pays aussi avec elegance et beaute´. C’est juste que le rapport avec le client soit correcte mais ici l’enjeux c’est la liberté.”

En realite íl y a des problèmes plus graves. Les salaries de Turkish Airlines tiennet ce piquets devant le siege de la compagnie. 305 d’entre eux ont ete licenciés d’un coup apres avoir ose faire une conference de presse.

sot homme:
“Il y a un an le gouvernement a approuvé un reglement qui nous enlevait le droit de greve.
Nous avons parle ouvertement aux journalistes et du jour au lendemain nous avons ete licenciés par SMS ou mail.”

Depuis ils se battent pour le droit de greve
et des horaires de travail moins arbitraires mais aussi pour un touche de rouge à lèvres dans un pays qui (de la place Taksim aux visages des hotesses de l’air) devient de plus en plus autoritaire.

5’36” INTRO FRANCE 2

La Turchia che prospera all’ombra del Corano. Nel reportage di France 2, un viaggio fra le aziende dove l’Islam detta gli affari e i padroni sono devoti al primo ministro Erdogan. (10/15)

5’53” A tre ore di viaggio da Ankara c‘è Konya, ai piedi delle montagne dell’Anatolia. Questa città di due milioni d’abitanti è diventata in dieci anni uno dei motori economici della Turchia. Qui, gli affari si fanno al ritmo delle preghiere. (13/13)

6’07” Mehmet Korkmaz, a destra, e il suo omonimo Aslan, a sinistra, sono due simboli del successo turco. Il primo dirige un pastificio. Il secondo un cementificio. Appena dieci anni fa le loro imprese erano ancora modeste. Ora sono diventati potenti. Dall’ascesa al potere del partito filo-islamico e conservatore AKP, con la sua scelta di politiche liberiste, la crescita turca vanta numeri eccezionali: più cinque per cento nel duemiladodici. (25/28)

6’35” sot homme:Mehmet Korkmaz
“Dieci anni fa eravamo appena una ventina a lavorare qui. E’ mio fratello che ha creato la società. Oggi siamo più di duecento”. (7/9)

6’44” sot homme Aslan Korkmaz:
“Siamo diventati competitivi sul mercato internazionale, perché il governo ha contenuto l’inflazione, ha assicurato la stabilità economica e ha migliorato le infrastrutture”. (10/12)

6’56” Qui soprannominati “le rigri dell’Anatolia”, questi dirigenti d’azienda vicini al partito filo-islamico conservatore al potere rivendicano la pratica dell’Islam anche sul posto di lavoro. Qui i tappeti per la preghiera sono sempre a portata di mano. (14/15)

7’11” sot homme:
“Se non sono impegnato in qualche appuntamento… qui ho sempre il mio tappeto per la preghiera. (5/5)

Sije ne suis pas en plein rendez vous, j’ai mon tapis de priere dans ce coin de bureau,

7’19” “Chiudo la porta,

7’23” srotolo il tappeto e in quattro minuti dico le mie preghiere. E’ semplicissimo”. (4/4)

7’30” Attorno al Corano ruotano gli affari e la stessa organizzazione dell’azienda. (4/4)

7’40” Alle tredici, al canto del muezzin, ai dipendenti del pastificio basta attraversare la strada per andare a pregare. Una moschea è stata costruita al centro della zona industriale. Gli occhi incollati sulle fluttuazioni in borsa, il direttore sostiene che anche anche il commercio sarebbe d’ordine divino. (17/18)

7’58” sot homme:
“La creazione stessa della mia azienda riposa sul Corano. La mia pratica religiosa non si limita alla preghiera, al digiuno o all’astinenza dall’alcool. I miei prodotti servono a sfamare la gente, la fede accompagna ogni momento della mia giornata. Il commercio non è affatto incompatibile con la pratica religiosa”. (18/22)

8’22” Dietro la sua scrivania, un arazzo che non è stato appeso lì per caso. (3/4)

8’26” sot homme:
“Me l’ha regalato un cliente egiziano. Riproduce un versetto del Corano che dice che l’uomo è stato creato per raggiungere la perfezione”. (8/8)

8’37” A Konya non ci si accontenta di fare affari pregando. I dirigenti d’azienda destinano anche parte dei loro guadagni alla carità, uno dei cinque pilastri dell’Islam. Finanziano così ospedali o scuole che finiscono così per portare il nome dei loro generosi mecenati. (14/17)

8’54” stand up
“Una borghesia in ascesa che incarna un sostegno di peso per il premier turco. Un elettorato fedele, fintanto che la crescita proseguirà. Per questo, malgrado le manifestazioni, Erdogan resta favorito per le presidenziali del duemilaquattordici”. (14/13)