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No dei dipendenti di Royal Mail alla privatizzazione

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No dei dipendenti di Royal Mail alla privatizzazione

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Le privatizzazioni non sono mai andate a genio ai sudditi di Sua Maestà, Margaret Tatcher lo sapeva bene.

Ma nel 2013, anno in cui bisogna fare cassa senza tagliare (ancora) spesa pubblica, il governo incassa un nuovo colpo: il no dei dipendenti alla vendita della Royal Mail, il cinquecentenario servizio postale britannico.

Inutile l’offerta di un pacchetto di azioni a ciascuno per un valore di 1700 euro. Nella consultazione dei sindacati (affluenza del 74%) la proposta è stata “restituita al mittente” a maggioranza schiacciante, il 96%.

‘Non vendiamo l’anima quando in gioco ci sono le nostre pensioni’, dicono, specialmente visto il recente raddoppio dei profitti annunciato dall’azienda.

Deluso il ministro per l’impresa Michael Fallon: il valore di mercato stimato dell’azienda si aggira attorno ai 3 miliardi e mezzo di euro. Per il governo la privatizzazione è l’unico modo per mantenere alti standard di servizio.

Ma i sindacati già pensano allo sciopero: una prospettiva che di certo non piacerà a un potenziale compratore.